Legame tra cancro al colon e con…

I pazienti sopravvissuti …

Mieloma multiplo: parere positiv…

Beerse, Belgio, 28 giugno…

La muffa che si propaga meglio d…

[caption id="attachment_5…

Test del DNA del papillomavirus …

[caption id="attachment_5…

Emicrania: isolato il primo fatt…

[caption id="attachment_8…

Obesità: nuovo farmaco che inibi…

Un gruppo di ricercatori…

Epatite C: prezzo rimborsabilità…

Aifa al lavoro per arriva…

Fibrillazione atriale e rischio …

[caption id="attachment…

Limite per l'utilizzo di sale tr…

Un nuovo studio pubblicat…

Classe farmaci anti ADHD: provoc…

I farmaci per il trattame…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Il brivido della paura nei pesci ha il sapore dello zucchero

L’odore della paura? Per i pesci profuma di zucchero. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori dell’Università di Singapore, analizzando le reazioni di alcuni esemplari ai traumi. Quando un pesce si fa male, il resto del branco infatti si spaventa. Questo perché annusa una sostanza misteriosa.

Ora i ricercatori del team di Suresh Jesuthasan spiegano su ‘Current Biology’ di aver capito di cosa è fatta questa ‘sostanza spaventosa’. Al suo interno c’è un particolare tipo di zucchero, che si trova in abbondanza nella pelle del pesce.
Quando uno zebrafish viene ferito, frammenti dello zucchero noto come condroitina solfato allarma gli altri pesci nelle vicinanze. “I nostri risultati forniscono una soluzione a un mistero vecchio di 70 anni”, sostiene Jesuthasan.

In pratica, la sostanza zuccherina viene registrata in una particolare area del cervello del pesce, il bulbo olfattivo, che contiene neuroni specializzati – secondo il team – nel rilevare l’allarme zuccherino. Ma la scoperta potrebbe portare addirittura a una nuova visione della natura della paura stessa. “Questi risultati sottolineano l’utilità dello zebrafish per indagare le basi neurali della paura innata”, spiega ancora Jesuthasan.
“Data la trasparenza delle larve, è possibile infatti vedere con precisione cosa accade nel cervello quando l’organismo rileva un pericolo. Questo ci permetterà in futuro di capire come i neuroni regolano le risposte emotive”.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi