Malattie rare mitocondriali: arr…

Sviluppata dal Centro per…

Leucemia mieloide cronica: studi…

Clicca e scopri il signif…

Gravidanza: "dolci" rimedi natur…

Rimedi naturali, omeopati…

Una proteina che protegge il cer…

In seguito a un danno non…

Fumatori italiani i meno convint…

I fumatori italiani sono …

Salmone geneticamente modificato…

Presto i supermercati del…

Linfonodi ingrossati nei bambini…

I linfonodi ingrossati (l…

Percezione del corpo e memoria: …

Un nuovo studio del Karo…

Leucemia: un marker predittivo d…

I ricercatori canadesi de…

Antidiabetico e fratture ossee. …

Curarsi per il diabete e…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Sindrome da fatica cronica: non è “riposando” che si cura il disturbo

Prendere la vita con più lentezza non sembra essere la risposta più efficace contro i sintomi della Sindrome da fatica cronica, cioè sonnolenza, affaticamento, dolore muscolare e vuoti di memoria, che colpiscono il 2% della popolazione mondiale.

Lo ha stabilito il Lancet con il più ampio studio comparativo mai dedicato all’argomento da quando nel 1994 è stata proposta la definizione medica della malattia. Secondo la ricerca finanziata dal britannico Medical Research Council la cosiddetta terapia adattiva, un metodo che prescrive una riduzione delle attività fino a trovare il giusto equilibrio delle energie a disposizione, non è efficace quanto la terapia comportamentale e l’esercizio fisico che restano gli strumenti migliori per contrastare la stanchezza cronica.


Lo hanno stabilito studiando più di 600 pazienti divisi in quattro gruppi per 6 mesi. Tuttavia, anche se l’approccio psicoterapeutico risolve il 30% dei casi, “anche con le migliori terapie che abbiamo, quattro persone su 10 non migliorano”, spiega l’autore dello studio Peter White della Queen Mary University di Londra.

I ricercatori britannici hanno analizzato gli approcci più comuni per il trattamento: la terapia cognitivo-comportamentale, che utilizza strumenti psicologici per cambiare consapevolezza e azione dei pazienti; l’attività fisica, come camminare per aumentare l’energia; la terapia adattiva e l’intervento medico, consistente nella consulenza di auto-aiuto e nella prescrizione di farmaci per insonnia e dolore. Con la terapia cognitivo-comportamentale, il 30% dei pazienti sono tornati a livelli normali. Più o meno la stessa percentuale dell’intervento medico-farmacologico.

I trattamenti hanno contribuito alla cura del 60% dei pazienti e in ogni caso senza garanzie per la durata delle soluzioni. Per il coautore Michael Sharpe “una delle difficoltà in campo è l’ambiguità” della malattia che lascia aperti gli interrogativi: “Qual è la causa e, soprattutto, qual è il trattamento?”.

0 0 vote
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Archivi

0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x