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Vitiligine: le terapie chirurgiche

Si affinano i trattamenti di trapianto per curare le chiazze chiare sulla pelle. Ma i costi sono alti e non rimborsabili

MILANO – Anche se ancora poco diffuse e considerate l’«ultima spiaggia», le tecniche di trapianto di pelle sana o di melanociti (le cellule che colorano epidermide) consentono di ottenere risultati molto soddisfacenti nella terapia della vitiligine. Lo hanno ribadito alcuni esperti intervenuti al recente congresso dell’American Acedemy of Dermatology, facendo il punto sulle più recenti tecniche chirurgiche.
TRAPIANTO DI PELLE SANA – La vitiligine è una malattia cutanea caratterizzata da chiazze chiare sulla pelle che dipendono dalla scarsa attività dei melanociti. Le aree più spesso interessate sono il viso, i gomiti, le ginocchia, le mani e i piedi e le chiazze risultano tanto più evidenti tanto è più scuro il colore della pelle dell’interessato. Le nuove tecniche chirurgiche per «ricolorare» le chiazze chiare su cui hanno concentrato l’attenzione i ricercatori americani sono essenzialmente due: il trapianto di «cubetti» di pelle sana e il trapianto di melanociti e cheratinociti (le cellule dell’epidermide) espansi in vitro. Nel primo caso piccole aree di pelle sana del paziente vengono trapiantate chirurgicamente a livello delle chiazze di vitiligine dove iniziano a produrre melanina che colora la pelle.

I candidati a questa procedura devono avere una vitiligine stabile da almeno sei mesi. La tecnica può essere usata sia in pazienti con poche chiazze sia in soggetti con una vitiligine più importante, magari riservando il trapianto alle aree in cui è più evidente, come il volto, e curando, invece, le altre chiazze con le terapie tradizionali non chirurgiche. A detta dei ricercatori americani il trapianto di pelle ha una probabilità di successo che arriva all’80-90 per cento.

 

TRAPIANTO DI MELANOCITI – Il trapianto di melanociti e cheratinociti ne prevede il prelievo in anestesia locale da aree sane. Le cellule vengono quindi fatte moltiplicare in laboratorio e poi trapiantate. Si tratta di un approccio valido per aree limitate e forme di vitiligine, con possibilità di successo che arrivano al 95 per cento. Il limite è che sono ancora pochi i centri attrezzati per realizzare questa procedura che necessita dell’espansione in vitro delle cellule. Per stabilizzare i risultati di entrambe le tecniche chirurgiche, come i ricordano i ricercatori americani, si può ricorrere anche all’utilizzo della fototerapia che stimola le cellule a produrre melanina più velocemente.

IL FUTURO – «Se si nota un cambiamento anomalo nella pigmentazione della propria pelle è importante contattare subito un dermatologo – suggerisce Rebat M. Halder, professore presso il Dipartimento di dermatologia della Howard University, nonché uno dei relatori dell’incontro -. I trattamenti per la vitiligine hanno infatti maggiori probabilità di successo se vengono intrapresi in fase precoce. Le tecniche di trapianto più recenti sono molto promettenti e penso che in futuro sempre più centri si attrezzeranno per poterle offrire ai propri pazienti». Resta però ancora un limite alla diffusione delle tecniche di trapianto: i costi elevati. Questi interventi non sono infatti rimborsati dalle strutture pubbliche e vengono considerati alla stregue di cure di tipo estetico. Per ricolorare piccole chiazze si rischia quindi di spendere una fortuna e questo è proprio uno dei motivi per cui quello del trapianto resta un trattamento di nicchia, in genere riservato ai casi più ostinati che non traggono benefici dall’associazione di fototerapia e creme.
Corriere.it

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