Come il cervello è in grado di d…

Perché mangiamo troppo …

Infarto: cura con staminali rica…

Le cellule staminali otte…

Cellule epatiche da staminali ot…

Un team di scienziati bri…

Fumatori italiani i meno convint…

I fumatori italiani sono …

Tumori: dall'Iran un tipo di che…

Un nuovo farmaco chemiote…

'Il Pillolo', contraccettivo mas…

Dopo anni di sperimentazi…

Parte la Prima Edizione del PREM…

Parte la Prima Edizione d…

La pillola non teme l’inverno

Molte donne sono convinte…

Artrite reumatoide: l'azione pro…

A più alti livelli di…

Fumo passivo: oltre il 50% delle…

Piu' della meta' delle do…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Glaucoma: perché adesso si potrà predire

Ricercatori australiani hanno individuato un fattore di predizione per il possibile sviluppo del glaucoma, la malattia che colpisce gli occhi e che può anche portare alla cecità
Il glaucoma è una seria patologia che colpisce gli occhi.glaucoma
La più diffusa forma è quella detta OAG, o Glaucoma ad Angolo Aperto, e si ritiene che interessi circa 60 milioni di persone in tutto il mondo.
A causa di questa patologia si può anche perdere la vista. Il danno avviene al nervo ottico – il sistema che si occupa di trasmettere le immagini dalla retina al cervello – e, nella maggioranza dei casi, è asintomatico: cosa per cui una persona non sa di essere stata colpita dalla malattia fino a quando ormai si è sviluppata e si è persa gran parte della capacità visiva.

Visti i presupposti e l’eziologia del glaucoma, poter prevedere per tempo se e quando si potrebbe sviluppare, diviene un’importante mezzo preventivo per la salute della vista.

Ecco così che il dottor Paul Mitchell e colleghi del Centre for Vision Research presso l’Università di Sidney hanno condotto uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla versione online di Ophthalmology, la rivista dell’American Academy of Ophthalmology (AAO), e che mostra come una determinata condizione delle arterie retiniche possa essere predittiva del possibile sviluppo del glaucoma negli anni a venire.

Secondo gli autori dello studio, condotto su circa 2.500 persone, il restringimento anormale di vasi sanguigni della retina è un fattore di primaria importanza nelle prime fasi del OAG.
Lo stato delle arterie retiniche diviene quindi un marcatore per il rischio di glaucoma: a 10 anni dalla constatazione del restringimento delle arterie, i partecipanti con questo problema avevano un rischio quattro volte maggiore di sviluppare l’OAG, rispetto a coloro le cui arterie erano nella normalità.
Oltre a questo, altri fattori di rischio evidenziati dall’esame erano una maggiore pressione sanguigna oculare e il genere di appartenenza: le donne risultavano infatti più a rischio.
All’inizio dello studio nessuno dei partecipanti aveva ricevuto una diagnosi di OAG, e gli aggiustamenti per età, storia familiare di glaucoma, fumo, diabete, ipertensione e altri fattori rilevanti non hanno modificato i risultati.

«I nostri risultati suggeriscono che lo strumento di imaging computerizzato e progettato per rilevare il restringimento del calibro dell’arteria retinica, o il diametro, potrebbe effettivamente identificare coloro che sono più a rischio di glaucoma ad angolo aperto – spiega nella nota AAO il dottor Mitchell – Tale strumento dovrebbe anche rilevare la pressione arteriosa e altri fattori che possono contribuire ai cambiamenti dei vasi sanguigni. Una diagnosi precoce permetterebbe agli oculisti di trattare i pazienti prima che il danno del nervo ottico si verifichi e offrirebbe la migliore possibilità di proteggere la loro vista».

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi