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Virus Epstein-Barr: identificato nuovo eventuale bersaglio contro malattia del bacio

Individuare un nuovo bersaglio del virus di Epstein-Barr (EBV), responsabile della mononucleosi infettiva (nota anche come ”malattia del bacio”), ma anche di alcuni tumori e malattie autoimmuni, puo’ aprire la strada per la messa a punto di nuove strategie terapeutiche volte a contrastare la latenza del virus. virus_epstein_barrIn questa direzione va lo studio, condotto dal gruppo coordinato da Eliana Coccia del Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate dell’ISS e pubblicato su European Journal of Immunology, che ha identificato nelle cellule dendritiche plasmacitoidi (pDC) un nuovo bersaglio della strategia di immunoevasione operata dal virus. La ricerca e’ stata sostenuta dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e dal Ministero della Salute (Ricerca finalizzata 2007, Programma strategico ”Patogenesi, diagnosi e terapia della sclerosi multipla alla luce di ipotesi emergenti sul ruolo di alterate interazioni tra geni e ambiente nello sviluppo della malattia” coordinato da Francesca Aloisi)”.


L’approccio utilizzato dai ricercatori dell’ISS si e’ sviluppato dall’idea di allargare lo spettro delle cellule suscettibili all’infezione da EBV. Finora, infatti, gli studi si sono concentrati soprattutto sui linfociti B, principale bersaglio dell’infezione, per identificare come il virus modifica i meccanismi coinvolti nella trasformazione cellulare o nelle alterazioni della risposta immunitaria. Lo studio identifica invece nelle pDC un nuovo possibile target dell’infezione. ”Ci siamo chiesti inizialmente se le pDC, le piu’ importanti produttrici di interferoni, citochine con una potente attivita’ antivirale, fossero suscettibili all’infezione da EBV – spiega Eliana Coccia, coordinatrice della ricerca svolta insieme a Martina Severa – e come potessero controllare la replicazione virale. Una conclusione a cui e’ giunta la nostra ricerca consiste nell’aver scoperto un nuovo meccanismo con cui EBV puo’ raggirare, a proprio vantaggio, le difese immunitarie. Questi risultati aiuteranno a mettere a punto nuovi approcci terapeutici in grado di intervenire sui meccanismi di immunoevasione adottati dal virus per instaurare la latenza nell’ospite”.

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