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Amianto, un vaccino per impedire l’insorgenza del mesotelioma pleurico

Nuovi passi avanti nella messa a punto di un vaccino contro i tumori: un gruppo internazionale di ricercatori, coordinati da Michele Carbone dell’University of Hawai’i di Honolulu (Usa), ha dimostrato che vaccinare topi con la Survivina, una proteina espressa ad alti livelli nella maggior parte delle forme di cancro conosciute e generalmente assente nei tessuti non tumorali, attiva la risposta del sistema immunitario contro le cellule del tumore. amiantoSecondo quanto riportato sulle pagine dell’International Journal of Cancer, questa attivazione rallenta la crescita della massa tumorale, portando ad un aumento della sopravvivenza.

I ricercatori hanno concentrato i loro studi su un particolare tipo di tumore, il mesotelioma maligno. Attualmente non sono disponibili terapie efficaci contro questo tipo di cancro, tristemente noto alle cronache italiane perché associato all’esposizione alle fibre di asbesto contenute nell’amianto. Dopo aver iniettato nei topi le cellule di mesotelioma, i ricercatori hanno trattato gli animali con un vaccino contenete Survivina e analizzato l’attivazione del sistema immunitario, dimostrando che la vaccinazione attiva i linfociti T e aumenta l’espressione delle citochine immunostimolanti, molecole prodotte dal sistema immunitario per promuovere la sua stessa attività.

La strada percorsa per arrivare a questi risultati non è stata semplice. “All’inizio sembrava un progetto impossibile da realizzare”, racconta Pietro Bertino, primo autore dello studio. Grazie, però, alla collaborazione con Antonio Siccardi, esperto della produzione di vaccini dell’Università “Vita-Salute” San Raffaele di Milano, Bertino e colleghi sono riusciti ad ottenere il vaccino. “I primi esperimenti su topi di laboratorio hanno subito generato risultati sorprendenti – racconta il ricercatore -. Il vaccino stimolava le cellule immunitarie che, infiltrandosi profondamente nel tessuto tumorale, ritardavano lo sviluppo del tumore”. Tuttavia, per concludere il progetto ci sono voluti altri 2 anni.

“Ora – prosegue Bertino – stiamo lavorando sul vaccino utilizzabile sull’uomo. Pensiamo che sarà pronto per la sperimentazione clinica in circa 2 anni”.

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