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Mini-Cervello umano in provetta: creato il primo


A partire da staminali istruite per diventare neuroni
Non è un esperimento da Frankenstein o da scienziati pazzi, anche se finirà per accendere sicuramente la fantasia di molti. La creazione di un cervello quasi-umano in miniatura – misura quattro millimetri – è un lavoro che permetterà di studiare in maniera più realistica le malattie neurodegenerative, Parkinson, Alzheimer, Sclerosi multipla, o altre neurologiche, come l’epilessia, che interessano il cervello.  Quindi un modello da laboratorio, ma “in tutto simile al modello originale”, spiegano i ricercatori dell’Istituto di Biotecnologie molecolari dell’Accademia Austriaca delle Scienze che hanno guidato una task force internazionale per realizzare questo minuscono agglomerato di cellule staminali “istruite” per diventare neuroni e quindi materia grigia.

Il mini-cervello – I ricercatori hanno utilizzato staminali embrionali e staminali adulte, riprogrammate perché si differenziassero in neuroni. Le cellule cerebrali sono state indotte a “comunicare” tra loro fino alla formazione di un organo strutturato come il cervello – la scienza lo definisce organoide – che anche se non “è” un cervello con quello umano ha alcune caratteristiche in comune. Ad esempio la corteccia cerebrale si è sviluppata sotto gli occhi dei ricercatori permettendo di osservare quello che in natura è impossibile vedere da vicino. “Lo sviluppo delle regioni della corteccia avviene secondo un’organizzazione simile a quella che si osserva nei primi stadi di sviluppo del cervello umano”, affermano i ricercatori.

Il cervello artificiale vive in un bioreattore: una sorta di “incubatrice per organi” che ne permette la sopravvivenza alimentandolo e proteggendolo. Ha una scadenza di qualche mese e fino al termine della sua sopravvivenza in laboratorio permette di condurre sperimentazioni molto importanti. Lo studio, pubblicato su Nature, promette infatti una rivoluzione dal punto di vista della ricerca su malattie ormai molto diffuse, come l’Alzheimer, appunto. Anche se le neuroimmagini hanno ormai raggiunto un livello di precisione nell’analisi delle numerose funzioni che si realizzano nella “centrale” del nostro corpo, lo studio in presa diretta degli effetti dei farmaci sulle cellule cerebrali “assemblate” come fossero un cervello reale era finora soltanto un sogno da scienziati pazzi.

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