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Mucca pazza e sospetti ad Avellino, ma gli esperti tranquillizzano: niente carne infetta sul mercato


I controlli garantiscono la sicurezza sulle tavole degli italiani
La malattia di Creutzfeldt-Jakob, più nota con il nome di morbo della mucca pazza, è tornata a far parlare di sé anche in Italia.  Nei giorni scorsi si è infatti diffusa la notizia di un caso sospetto in Campania, dove nel mese di giugno un uomo ha incominciato ad accusare i primi malesseri che l’hanno portato, infine, al ricovero d’urgenza all’ospedale Rummo di Benevento prima e al trasferimento, poi, al Cotugno di Napoli, da cui è stato dimesso senza, però, aver ricevuto una diagnosi certa.

Secondo quanto si legge in una nota diffusa dall’Asl di Benevento “in considerazione dell’età del paziente nonché dell’andamento progressivo della sintomatologia, è stato posto il sospetto di patologia degenerativa subacuta del Snc (in particolare una encefalopatia spongiforme)”. Fra le ipotesi è emersa anche quella secondo cui la patologia potrebbe essere stata contratta dall’uomo in Germania, durante un recente viaggio di lavoro. Tuttavia, come sottolinea l’Istituto Superiore di Sanità, il periodo di incubazione del morbo della mucca pazza varia dai 4 ai 40 anni, fatto che unito ai controlli eseguiti sui bovini e alle stime secondo cui il bestiame sarebbe stato infettato verso gli anni ’90 porta gli stessi esperti a ritenere molto improbabile che si tratti realmente di un caso di Creutzfeld-Jakob associato al consumo recente di carne infetta.

“I nostri controlli ci dicono che un capo bovino su 100 mila risulta infetto – ha spiegato Antonio Limone, commissario dell’Istituto zooprofilattico di Portici (Napoli) – grazie ai passi avanti nei controlli alimentari in questo settore, non può accadere che carne infetta arrivi sui mercati e sulle tavole dei consumatori”.

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