Ipertensione: sono le variazioni ripetute dei valori di pressione che aumentano rischi di morte.

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Più che la pressione alta, a incidere sul rischio di morte prematura pare sia l’altalenarsi nel tempo dei valori della pressione arteriosa, o gli sbalzi dovuti a diversi fattori esterni, come anche lo stress

La pressione arteriosa – o del sangue che dir si voglia – si sa essere sempre un po’ ballerina: se infatti la misuriamo anche diverse volte al giorno noteremo che non è quasi mai uguale.
Questo è un fatto normale, perché a seconda delle ore del giorno i valori possono cambiare; così come cambiano per esempio dopo che si è pranzato o fatto attività fisica. Ma, a far saltellare la pressione sono anche fattori esterni come lo stress, le arrabbiature, il guidare nel traffico e così via.

Ecco, tutti questi fattori contribuiscono più che la pressione alta, ma costante, a elevare il rischio di malattie cardiovascolari e morte prematura. E a suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Hypertension e condotto dai ricercatori dell’Istituto di Scienze Cardiovascolari e Mediche presso l’Università di Glasgow.

Il dottor Sandosh Padmanabhan e colleghi hanno calcolato quella che era la variabilità della pressione sanguigna in lunghi periodi di tempo: nello specifico, uno, quattro, cinque e nove anni. La ricerca ha coinvolto 14.522 pazienti ipertesi in cura presso la Glasgow Blood Pressure Clinic.
L’esame dei dati raccolti ha permesso ai ricercatori di scoprire che l’entità dell’altalenarsi della pressione era un forte predittore di mortalità, indipendente dalla pressione arteriosa media nel lungo periodo.

Il rischio è reale e resta anche per coloro che sono costantemente sotto controllo medico: rischio che aumenta in modo significativo in virtù delle oscillazioni nei valori di pressione misurati nelle visite periodiche.
«La dimostrazione che le forti BPV [le variazioni nella pressione arteriosa] a lungo termine e registrate in 9 o più anni sono anche un forte predittore di mortalità negli ipertesi trattati, e sottolinea ulteriormente l’importanza non solo di raggiungere, ma mantenere anche il controllo stabile della BP nel lungo termine», si legge nell’editoriale di accompagnamento allo studio.

Gli scienziati sottolineano come la pressione alta sia un killer silenzioso, poiché non si mostra con sintomi che possono segnalarne la presenza. Il risultato però è che spesso la persona rimane vittima di ictus, infarto e morte precoce senza neanche sapere il perché.
«La pressione sanguigna è intrinsecamente variabile e può fluttuare a causa di una complessa interazione di diversi fattori – spiega Padmanabhan – Fattori come lo stress, effetti stagionali e il non assumere farmaci regolarmente può causare un aumento sbalzi di pressione».

«La ricerca – aggiunge Padmanabhan – ha implicazioni nel modo in cui gestire al meglio l’ipertensione nei pazienti. Per esempio, i medici avranno bisogno di prendere più in considerazione la variabilità della pressione arteriosa durante il monitoraggio e il trattamento della pressione alta. I risultati del nostro studio evidenziano anche l’importanza di non solo di assumere i farmaci per ridurre la pressione sanguigna, ma anche di assumerli regolarmente. Ulteriori studi potrebbero aiutare a identificare i farmaci specifici che potrebbero ridurre la variabilità».

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