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Ossitocina: il suo ruolo fondamentale nel riconoscimento dei volti

L’ossitocina, un neurotrasmettitore fondamentale nello sviluppo cognitivo sociale in tutti gli animali, è cruciale nella capacità di riconoscere i visi. Nei familiari di persone autistiche, infatti, le differenze in questa abilità dipendono dalle varianti del gene per l’ossitocina.


Il risultato è importante per lo studio della genetica dei disturbi mentali in cui è compromessa la competenza sociale e per comprendere come il legame tra ossitocina ed elaborazione dell’informazione sociale si è conservato nel corso dell’evoluzione dell’architettura neurobiologica negli animali.
L’ossitocina ha un ruolo cruciale nel riconoscimento dei visi: è quanto risulta da una nuova ricerca pubblicata sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” e firmata da David H. Skusea dello University College di Londra, che potrebbe avere importanti implicazioni per gli studi sui disturbi mentali come l’autismo, in cui ila capacità di riconoscere un volto, e più in generale la competenza sociale, sono fortemente compromesse.

L’abilità di riconoscere i conspecifici è una componente vitale dello sviluppo cognitivo sociale in tutti gli animali che vivono in gruppi, poiché consente di attribuire una specifica identità a un altro individuo, fornendo un criterio per una risposta sociale adeguata.

Nei roditori, come in altre specie, il riconoscimento dei pari e della prole passa attraverso l�olfatto, mentre nei primati sono preponderanti i processi visivi e uditivi. I tutti questi processi, tuttavia, indipendentemente dall’apparato sensoriale, sono coinvolti come neurotrasmettitori i peptidi ossitocina e arginina-vasopressina.

Il riconoscimento dei visi è una facoltà fondamentale per l�essere umano e per tutti gli animali che vivono in gruppi sociali (© Tetra Images/Corbis)
Recentemente, un gruppo della Emory University guidato da Larry J. Young, cofirmatario di quest�ultimo articolo, aveva scoperto che il recettore per l�ossitocina è essenziale per il riconoscimento sociale basato sull�olfatto nei roditori. Per verificare se lo stesso gene per l�ossitocina fosse coinvolto nel riconoscimento dei visi nell�essere umano e quindi anche in disturbi dello sviluppo neurobiologico in cui questa facoltà è compromessa, per esempio nell�autismo, Skosea e colleghi hanno arruolato 198 famiglie con un figlio autistico.

L’analisi ha evidenziato sottili differenze nella struttura del gene per l’ossitocina nei diversi soggetti, genitori di figli autistici e non autistici, correlandola alla loro capacità di riconoscimento dei visi. Si è così scoperto che queste differenze spiegano il 10 per cento della variabilità delle prestazioni riscontrate nei riconoscimenti.

Secondo Young, il risultato conferma che l’ossitocina riveste un ruolo importante in generale nell’elaborazione dell�informazione sociale, suggerendo inoltre che ha anche un profondo significato evoluzionistico, perché indica che il legame tra l�ossitocina e l�elaborazione dell�informazione sociale si è conservata nel corso dell�evoluzione dell�architettura neurobiologica negli animali, indipendentemente dalla modalità sensoriale da cui viene mediata questa interazione. L’ossitocina, un neurotrasmettitore fondamentale nello sviluppo cognitivo sociale in tutti gli animali, è cruciale nella capacità di riconoscere i visi. Nei familiari di persone autistiche, infatti, le differenze in questa abilità dipendono dalle varianti del gene per l’ossitocina. Il risultato è importante per lo studio della genetica dei disturbi mentali in cui è compromessa la competenza sociale e per comprendere come il legame tra ossitocina ed elaborazione dell’informazione sociale si è conservato nel corso dell’evoluzione dell’architettura neurobiologica negli animali.

L’ossitocina ha un ruolo cruciale nel riconoscimento dei visi: è quanto risulta da una nuova ricerca pubblicata sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” e firmata da David H. Skusea dello University College di Londra, che potrebbe avere importanti implicazioni per gli studi sui disturbi mentali come l’autismo, in cui ila capacità di riconoscere un volto, e più in generale la competenza sociale, sono fortemente compromesse.

L’abilità di riconoscere i conspecifici è una componente vitale dello sviluppo cognitivo sociale in tutti gli animali che vivono in gruppi, poiché consente di attribuire una specifica identità a un altro individuo, fornendo un criterio per una risposta sociale adeguata.

Nei roditori, come in altre specie, il riconoscimento dei pari e della prole passa attraverso l’olfatto, mentre nei primati sono preponderanti i processi visivi e uditivi. I tutti questi processi, tuttavia, indipendentemente dall’apparato sensoriale, sono coinvolti come neurotrasmettitori i peptidi ossitocina e arginina-vasopressina.

Recentemente, un gruppo della Emory University guidato da Larry J. Young, cofirmatario di quest’ultimo articolo, aveva scoperto che il recettore per l’ossitocina è essenziale per il riconoscimento sociale basato sull’olfatto nei roditori. Per verificare se lo stesso gene per l’ossitocina fosse coinvolto nel riconoscimento dei visi nell’essere umano e quindi anche in disturbi dello sviluppo neurobiologico in cui questa facoltà è compromessa, per esempio nell’autismo, Skosea e colleghi hanno arruolato 198 famiglie con un figlio autistico.

L’analisi ha evidenziato sottili differenze nella struttura del gene per l’ossitocina nei diversi soggetti, genitori di figli autistici e non autistici, correlandola alla loro capacità di riconoscimento dei visi. Si è così scoperto che queste differenze spiegano il 10 per cento della variabilità delle prestazioni riscontrate nei riconoscimenti.

Secondo Young, il risultato conferma che l’ossitocina riveste un ruolo importante in generale nell’elaborazione dell’informazione sociale, suggerendo inoltre che ha anche un profondo significato evoluzionistico, perché indica che il legame tra l’ossitocina e l’elaborazione dell’informazione sociale si è conservata nel corso dell’evoluzione dell’architettura neurobiologica negli animali, indipendentemente dalla modalità sensoriale da cui viene mediata questa interazione.

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