Tecniche innovative per screenin…

[caption id="attachment_9…

Candidosi: triste esperienza per…

Un fungo comune ma insidi…

L'eccesso alle cure innovative è…

Al contrario di quanto so…

Bimbi prematuri: staminali ripar…

Le cellule staminali poss…

La priorità del diabete in Pugli…

Istituzioni, esperti e …

Mele: i pediatri vigilano sull'a…

A Roma il 16 Febbraio 201…

Tbc: Scoperto un nuovo meccanism…

[caption id="attachment_1…

Moderare l'apporto calorico gior…

Una ricerca sull'ambliopi…

Schizofrenia: maggiori i success…

[caption id="attachme…

Lo psicologo entra in farmacia: …

Anche a Torino e cintura,…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Diabete: nuovo farmaco preserva le cellule pancreatiche

Un nuovo farmaco promette, per la prima volta, di normalizzare il metabolismo dei pazienti con diabete di tipo 1 e di preservarne le beta-cellule funzionanti, ovvero le cellule del pancreas responsabili della produzione d’insulina.


In base ai riscontri sperimentali, il farmaco riesce non solo ad ottimizzare il controllo metabolico del diabete, riducendo le crisi ipoglicemie e migliorando i livelli di emoglobina glicata, ma anche a ridurre la reazione auto-immunitaria che distrugge normalmente le beta-cellule rimanenti, preservandone in questo caso la funzionalita’. diabeteSviluppato nei laboratori dell’azienda israeliana Andromeda Biotech, DIAPEP277 – questo il nome del principio attivo prodotto con un peptide che deriva dal sequenziamento della proteina umana HSP-60 – ha appena superato la fase 3 di una sperimentazione internazionale durata due anni e coordinata per l’Italia dall’Unita’ Operativa di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’Universita’ Campus Bio-Medico di Roma. Il farmaco e’ stato somministrato entro i primi tre mesi dalla diagnosi a 467 pazienti dai 16 anni in su. I risultati dello studio sono stati appena pubblicati in due articoli scientifici su Diabetes Care, rivista ufficiale dell’American Diabetes Association.

”Altri studi gia’ condotti negli Stati Uniti – spiega il Prof. Paolo Pozzilli, Direttore dell’Unita’ Operativa di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Campus Bio-Medico e tra i principali autori dei due articoli – hanno dimostrato che pazienti che conservano una residua funzione delle betacellule non vanno incontro, anche dopo vent’anni dalla diagnosi della malattia, a complicanze come retinopatia, neuropatia o nefropatia diabetica. Questo principio attivo, favorendo proprio la conservazione delle betacellule, promette quindi di risparmiare al paziente diabetico le complicanze citate”.

In termini di qualita’ di vita, va sottolineato che l’assunzione del principio attivo avvenga una sola volta al mese, sottocute, e possa essere effettuata dal paziente stesso, senza necessita’ di personale e strutture sanitarie.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!