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Ictus: quanto ci costi?

ALT_LOGOMilano, 29 maggio 2014 – Uno su cinque. Ecco il dato, nudo e crudo, di quanti nei Paesi industrializzati rischiano di essere colpiti da Ictus cerebrale da qui al 2030. Previsioni preoccupanti e, purtroppo, fin troppo realistiche. A determinare l’aumento di Ictus, Infarto, Embolia è, paradossalmente, l’allungarsi della vita media. Una conquista sì ma che comporta una maggiore usura del sistema cardio e cerebrovascolare.

Che cosa accomuna infarto ictus ed embolia? Come spiega ALT, Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari, alla base di tutto c’è la Trombosi, ovvero la formazione,  in un’arteria o in una vena,  di un coagulo di sangue che impedisce il nutrimento delle cellule, uccidendole. Già oggi, l’Ictus è uno dei primi 4 big killer in Europa e negli Stati Uniti, con una speciale “predilezione” per le donne,  tanto che le malattie cardio e cerebrovascolari vengono spesso definite “la grande epidemia” dei tempi moderni e del prossimo futuro. Sono malattie che, in un caso su tre, portano alla morte, ma anche  quando non uccidono devastano il paziente e le famiglie, come sa bene chi le ha vissute, in prima persona o da famigliare.

Ma quanto ci costa l’Ictus? E le malattie da Trombosi nel loro insieme? Una cifra insostenibile: per ogni  incremento del 10% di queste malattie, l’Italia perde mezzo punto di PIL. L’Europa dovrà prepararsi a spendere ogni anno da 72 a 183 miliardi di euro solo per curare le persone colpite da Ictus cerebrale: fatte le  opportune proporzioni per la sola Italia andiamo dai 12 ai 30 miliardi di euro l’anno (dati di Stroke- American Heart Association).

Un costo troppo alto. Nessun servizio sanitario sarà in grado di sostenere spese così grandi. Se poi consideriamo i costi in termini di perdita di produttività, il danno per il nostro Paese aumenta di altri  7 fino a  13  miliardi di euro. Un quadro insopportabile, per società, famiglie, imprese. Il motivo di costi così elevati si ritrova nel fatto che non sempre l’Ictus uccide:  in 90 malati su 100 lascia segni  indelebili, a livello mentale e fisico,  solo 10 persone riescono recuperare completamente le funzioni perdute a causa di un Ictus.

 

Perché tante malattie da Trombosi?  I fattori che concorrono alla diffusione dell’epidemia di malattie da trombosi, come Infarto, Ictus Embolia, sono moltissimi: età, pigrizia, alimentazione sbilanciata in termini di quantità e qualità, diabete, obesità, aterosclerosi, fumo e droghe, disturbi del ritmo del cuore come la fibrillazione atriale. Tutte situazioni che, progressivamente e inesorabilmente, danneggiano il nostro sistema vascolare, portando alla formazione di trombi. E la genetica: famiglie nelle quali si sono verificati eventi vascolari in età precoce subiranno con maggiore aggressività il danno causato dai fattori di rischio legati allo stile di vita. La genetica non si cambia, ma lo stile di vita si, e uno stile di vita intelligente che modifichi i fattori di rischio che aggrediscono il sistema cardio e  cerebrovascolare permette di evitare le malattie da Trombosi, almeno in un caso su tre.

L’Ictus non è solo un mondo per vecchi. La  fascia di età che subirà il più ripido incremento di queste malattie (non solo Ictus, ma anche Infarto) è quella compresa fra i 45 e i 64 anni.  Le stime parlano di un incremento di almeno 5 punti percentuali all’anno. Parallelamente, aumenteranno diabete e obesità, vere e proprie mine per le nostre arterie, capaci di moltiplicare la probabilità di Ictus anche nei giovani, specie se associate a uno stile di vita scorretto.

“La sindrome da immortalità – sottolinea il presidente di ALT, Lidia Rota Vender –  tipica di chi non ha ancora 40 anni  non solo sta perdendo significato ma sta diventando pericolosa perché porta a sottovalutare la forza negativa dei fattori di rischio legati allo stile di vita, elementi che, invece, possono e devono essere modificati con urgenza, con un atto di intelligenza e di volontà da parte del paziente. Controllo del peso, stop al fumo, porzioni di cibo più piccole e di migliore qualità, minor consumo di alcool e droghe, più movimento: non è mai troppo presto per cominciare a prendersi cura della propria salute”.

La prevenzione delle malattie da Trombosi funziona davvero: rapidamente, non in anni! I dati lo dimostrano: l’eliminazione dei fattori di rischio riduce la probabilità di eventi, salvando dalla Trombosi almeno una persona su tre.

É urgente e indispensabile fare qualcosa per prevenire l’Ictus, a tutti i livelli – continua Lidia Rota Vender – è una sfida possibile.  Con la consapevolezza e la forza di volontà  e il senso di responsabilità ognuno di noi può prendere in mano il proprio destino.  Non esistono  ictus buoni o cattivi: l’ictus migliore che possa capitare è quello che non avremo mai .  Scegliere di mangiare in modo intelligente, rispettare un programma di attività fisica quotidiana moderata, imparare a tastarsi il polso per scoprire un eventuale disturbo del ritmo del cuore,  rivolgersi al medico in caso di necessità, controllare alimentazione, peso, non prendere oppure modificare abitudini pericolose, prestare attenzione alla storia della propria famiglia: sono interventi a basso costo ma ad alto rendimento, per migliorare il proprio stato di salute in generale e per evitare l’Ictus cerebrale e le malattie da Trombosi. Pensiamoci, seriamente, adessoE facciamo la nostra parte, da oggi, da subito”.

 

L’emergenza ictus è grande, in molti, associazioni scientifiche e Istituzioni, si mobilitano con l’obiettivo di prevenire l’ictus causato dalla fibrillazione atriale rendendo la cittadinanza consapevole della possibilità che questa aritmia possa essere presente e in modo silenzioso e misconosciuto. ALT è partner insieme a società scientifiche, associazioni di pazienti, università e ordini professionali, AREU e Regione Lombardia, nella campagna STOPall’ICTUS promossa da Rotary International (distretti regionali 2050,2041,2042) e rivolta alla popolazione della Regione Lombardia sui fattori di rischio, le cause, i sintomi, le conseguenze e le terapie dell’ictus: come prevenirlo e come curarlo. “Un elemento di forza della campagna STOPall’ICTUS è la sinergia tra Istituzioni, Società scientifiche, Associazioni come ALT, ALICE e AITA e rete Stroke Unit e Centri di Riabilitazione per l’ictus – aggiunge il Dott. Giuseppe Micieli, Direttore del Dipartimento di Neurologia d’Urgenza all’Istituto Neurologico Nazionale Casimiro Mondino di Pavia – a volere affermare l’importanza della collaborazione tra le risorse territoriali e le strutture assistenziali unite nella lotta contro l’ictus”.

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