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Un nuovo dispositivo ‘iniettabile’ per tenere il cuore sotto controllo

Nell’Unità Operativa di Cardiologia della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano è stato eseguito per la prima volta l’impianto di un nuovo sistema di monitoraggio cardiaco sottocutaneo iniettabile.


Si tratta di un sistema che tiene costantemente sotto controllo i parametri vitali nei pazienti che soffrono di una determinata patologia cardiaca, ma al contrario degli impianti tradizionali – che vengono inseriti in una ‘tasca’ sottopelle, con un intervento chirurgico – questo nuovo dispositivo è stato introdotto con un’iniezione, minimizzando quindi i rischi dovuti alla chirurgia vera e propria.cuore_3D
L’intervento è stato eseguito su una paziente di 41 anni, A. S.: dato che la donna è affetta anche da aplasia midollare, malattia che la espone a continue infezioni, si è dovuta trovare un’alternativa all’impianto tradizionale per minimizzare i rischi. L’intervento è stato eseguito da Francesco Ambrosini del Policlinico con la collaborazione di Giuseppe Augello, responsabile dell’Unità Operativa di Elettrofisiologia dell’Istituto Clinico Città Studi, insieme al primario di Cardiologia del Policlinico, Federico Lombardi.

Il nuovo dispositivo pesa solo 2,5 grammi: somiglia ad un bastoncino metallico, allungato, e si può inserire sottopelle grazie ad un taglietto di pochi millimetri. Per inserirlo bastano pochi minuti: questo, unito alla facilità dell’intervento, “rende la procedura minimamente invasiva – spiegano i chirurghi – così come veloce e ben tollerata dal paziente, anche per motivazioni estetiche: soprattutto perché buona parte dei pazienti che necessitano di un monitoraggio del cuore di questo tipo sono di giovane età.
Inoltre, questa innovativa tecnica di impianto riduce, in maniera significativa, il rischio di infezioni correlate alle procedure chirurgiche standard di inserimento”.
Il nuovo dispositivo è in grado di trasmettere automaticamente ogni giorno i dati memorizzati al proprio medico o ospedale, grazie alla tecnologia wireless di cui è dotato e ad un piccolo monitor portatile, che funziona come un cellulare e che il paziente può tenere con sè.
“A tutt’oggi, in Lombardia sono stati applicati ancora pochi esemplari di questo dispositivo – concludono gli specialisti – e prevalentemente nelle strutture private, anche se le sue caratteristiche lasciano prevedere un’ampia espansione del suo utilizzo”.

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