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Antibiotico di uso comune legato a decessi per eventi cardiaci

Un largo studio ha indagato sul possibile legame tra l’assunzione dell’antibiotico claritromicina e il rischio di morte per problemi cardiaci, mostrando che il rischio è reale.

Un noto e diffuso antibiotico è stato trovato essere collegato a un aumento del rischio di morte per problemi cardiaci.
Un noto, comune, antibiotico ad ampio spettro utilizzato in molti casi e da molte persone, pare sia associato al rischio di morte per problemi cardiaci. Un legame che ha messo in allarme gli scienziati e chi ne ha fatto o dovesse farne uso.antibiotici

La decisione di indagare se e come alcuni antibiotici potessero essere causa di problemi cardiaci è sorta dalla constatazione che sono milioni le persone che ogni anno assumono i cosiddetti farmaci macrolidi che prolungano la durata dell’attività elettrica del muscolo cardiaco (nota come intervallo QT), e di cui si ritiene possano aumentare il rischio di problemi del ritmo cardiaco potenzialmente fatali.

A questa classe di antibiotici appartengono la claritromicina e la roxitromicina, e proprio questi due farmaci sono stati oggetto dello studio appena pubblicato sul British Medical Journal (BMJ) e condotto dai ricercatori danesi del Department of Epidemiology Research, Statens Serum Institut di Copenaghen.

Il dott. Anders Hviid e colleghi hanno voluto confrontare gli effetti dell’assunzione di claritromicina e roxitromicina con quelli di penicillina V (un altro antibiotico di cui non sono segnalati rischi cardiaci). Utilizzando le banche dati nazionali, hanno identificato oltre 5 milioni di cicli di trattamento con questi antibiotici tra gli adulti di età compresa tra i 40 e i 74 anni, durante gli anni 1997-2011. Di questi, 160.297 erano prescrizioni di claritromicina, 588.988 di roxitromicina e 4.355.309 di penicillina V.
Per evitare fattori confondenti, i ricercatori hanno escluso dall’analisi gli individui con malattie gravi, che possono essere ad alto rischio basale di morte.
Durante il periodo di studio e a seguito dell’utilizzo dei farmaci sono state identificate un totale di 285 morti cardiache; 18 delle quali si sono verificate durante l’uso di claritromicina e 32 durante l’uso di roxitromicina.

Dopo aggiustamento per fattori quali l’età, il sesso, il rischio cardiaco basale e l’uso di altri farmaci, l’uso continuo di claritromicina è stato associato con un rischio più elevato del 76% di morte cardiaca rispetto all’uso di penicillina V. Mentre non vi era nessun aumento del rischio di morte cardiaca associato alla claritromicina dopo che il trattamento fosse terminato.
La differenza di rischio assoluto è stata di 37 morti cardiache per 1 milione di ricorsi alla claritromicina. Infine, nessun aumento del rischio di morte cardiaca è stato trovato associato all’uso continuo o passato di roxitromicina.

«Il nostro studio si espande sulle conoscenze disponibili sulla sicurezza cardiaca dei macrolidi, essendo il primo grande studio osservazionale basato sulla popolazione che mostra un aumento significativo del rischio cardiaco con l’uso della claritromicina e una relativa sicurezza cardiaca della roxitromicina», scrivono gli autori.
I ricercatori sottolineano che l’aumento assoluto del rischio è, nonostante tutto, piccolo e potenzialmente limitato. Tuttavia, fanno notare, «la claritromicina è uno degli antibiotici più comunemente utilizzati in molti Paesi, e sono diversi milioni le persone cui viene prescritto questo farmaco ogni anno. Quindi, il numero totale di eccessive (potenzialmente evitabili morti cardiache) può non essere trascurabile».
In definitiva, bisogna sempre valutare i pro e i contro di un qualsiasi farmaco si decida o si debba assumere. In caso di dubbio è sempre bene parlarne con il proprio medico curante.

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