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Fecondazione in vitro: il più alto riscontro di successi

Ricercatori dell’Università di Göteborg, Svezia, hanno fatto una scoperta che potrebbe aumentare il successo della fertilizzazione in vitro (FIV), un procedimento attraverso il quale un ovulo è fecondato dallo sperma al di fuori del corpo.

Secondo le stime nel 2099 sono stati effettuate 500.000 FIV in Europa, sfortunatamente il trattamento non garantisce il successo e molte persone devono aspettare a lungo prima di provare di nuovo. La speranza però potrebbe essere dietro l’angolo grazie al team di ricerca svedese che ha scoperto che una particolare sostanza chimica può far maturare piccoli ovuli in ovuli maturi e sani, un processo che potrebbe dare a più persone la possibilità di un trattamento di FIV riuscito. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista PloS ONE.

Le donne e le ragazze che si sono sottoposte a una cura per il cancro a base di radioterapia e chemioterapia spesso non possono avere figli perché i loro ovuli muoiono in conseguenza della terapia. Molte, e non solo chi si sottopone a cure di radioterapia e chemioterapia, scelgono di congelare i loro ovuli e persino gli embrioni, anche se questo non è possibile per le ragazze che non hanno ancora raggiunto la pubertà.

Un modo più efficace di preservare la fertilità è congelare fette di tessuto ovarico che contengono piccoli ovuli immaturi. Questi ovuli possono poi essere fatti maturare in modo da poter essere usati per la FIV. Sfortunatamente al momento, non c’è modo di far maturare piccoli ovuli in ambiente artificiale al di fuori del corpo.

Questo problema potrebbe essere stato risolto dal gruppo di ricerca dell’Università di Göteborg, coordinato dal professor Kui Liu. Il team ha scoperto che una sostanza chimica che inibisce la molecola PTEN può provocare la maturazione di piccoli ovuli fino a diventare ovuli maturi e sani.

Nel loro studio, che è stato condotto sui topi, i ricercatori sono riusciti a produrre cinque giovani topi vivi da ovuli maturati usando questo inibitore della PTEN. I risultati si sono basati su precedenti risultati pubblicati sulla rivista Science, nei quali un gruppo dimostrava che la PTEN è la molecola che inibisce lo sviluppo dell’ovulo.

“Questa scoperta dimostra che c’è una probabilità realistica di poter usare inibitori della PTEN per attivare piccoli ovuli in provetta,” dice Kui Liu, professore del Dipartimento di Chimica e biologia molecolare dell’Università di Göteborg. “Questa tecnica è estremamente preziosa per le donne che hanno solo ovuli piccoli nelle ovaie e che non possono essere aiutate dalla FIV allo stato attuale,” ha aggiunto.

Il suo gruppo di ricerca è riuscito a dimostrare che un breve trattamento con l’inibitore della PTEN può provocare la crescita di piccoli ovuli e che questo trattamento rende possibile produrre tanti ovuli maturi. I risultati indicano anche che piccoli vivi e sani possono nascere da ovuli trattati usati nella FIV. I giovani topi sono nati fertili e non mostrano alcun segno o sintomo di malattie croniche all’età di 15 mesi, che equivale a 70 anni di un essere umano.

ll professor Kui Liu è fiero del lavoro realizzato dal suo team, che è specializzato nello studio di meccanismi molecolari che influenzano lo sviluppo delle cellule riproduttive femminili. Il suo obiettivo è essere in grado di usare questo metodo per aiutare le donne. “Speriamo di vedere questo metodo usato clinicamente entro 5 – 10 anni,” ha affermato Kui Liu.

Per maggiori informazioni, visitare:

Università di Göteborg
http://www.gu.se/english

PLoS ONE:
http://www.plosone.org/home.action

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