Differenza intraspecifica non so…

[caption id="attachment_6…

SLA: studio Italia-USA trova nuo…

E' stato identificato un…

Stafilococco aureo: nuovo compos…

Scoperto un nuovo compost…

Maggiore sensibilità dei biomate…

Un gruppo di scienziati e…

Il brivido della paura nei pesci…

L'odore della paura? Per…

Vita sessuale: nell'uomo il dolo…

Un gruppo di scienziati d…

Passi avanti nella comprensione …

[caption id="attachment_6…

Papillomavirus Umano (HPV): anco…

A 20 anni si riscontra la…

Shering-Plough annuncia i risult…

[caption id="attachment_1…

L’asilo nido di Boehringer Ingel…

Milano, 17 settembre 2012…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

GLI ESPERTI CONSIGLIANO DI ANTICIPARE LA TERAPIA PER LA SCLEROSI MULTIPLA

Anticipare la terapia per cambiare il destino del paziente di sclerosi multipla, regalando loro anni liberi dalla malattia. Cosi’ Giancarlo Comi, fra i massimi esperti di questa malattia neurologica invalidante che in Italia interessa 57mila persone, sintetizza il problema terapeutico attuale con natalizumab, il farmaco biologico che al Congresso Ectrims di Dusseldorf ha confermato nei numeri la sua efficacia.
‘Con l’utilizzo dell’Interferone beta 1a – sintetizza Comi, che e’ docente di Neurologia all’Universita’ Vita-Salute San Raffaele – si riduceva di un terzo la probabilita’ che si verificassero attacchi, con un calo del 20-30% della disabilita’. Con natalizumab cambiamo filosofia, si parla di quanti pazienti hanno periodi piu’ o meno lunghi liberi da attacchi. E decisamente si passa al controllo del 70% della malattia’. I dati dello studio Affirm (543 pazienti in 99 centri nel mondo) discussi a Dusseldorf, parlano del 37% di pazienti trattati con natalizumab senza segni clinici e radiologici di malattia dopo due anni (rispetto al 7% trattati con placebo). Ancora migliori quelli registrati da Comi su 250 pazienti del San Raffaele (in stadio piu’ avanzato, viste le restrizioni al trattamento imposte dall’AIFA) dove dopo due anni e’ risultato libero da malattia il 54% di essi e dove la frequenza della ricaduta e’ calata del 90% (il 67% in Affirm). ‘Certo, i rischi ci sono, con un farmaco che abbassa le difese immunitarie – dice il neurologo – ma non c’e’ dubbio che dobbiamo accettarne qualcuno per combattere una malattia che esordisce a 29 anni e che in 20 anni ti manda sulla sedia a rotelle, cosi’ che 3/4 dei malati sono disabili. E, sia per evitare maggiori danni al malato, ma anche perche’ un disabile costa molto di piu’ al sistema sanitario – conclude Comi – stiamo cercando di convincere l’Aifa a farci utilizzare al meglio il natalizumab, soprattutto agli esordi della malattia piuttosto che quando essa e’ gia’ grave, in attesa di altre valide opzioni terapeutiche attese a breve’.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi