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L’area del cervello che ‘delimita il territorio’

Benché ci adattiamo pur di arrivare puntuali in ufficio, è decisamente fastidioso ritrovarci accalcati, gomito a gomito con sconosciuti nel vagone della metropolitana: a montare il senso di fastidio è l’area del cervello che delimita il nostro spazio personale, entro il quale ci dà fastidio la vicinanza altrui, soprattutto quella di sconosciuti.

La scoperta, di esperti del California Institute of Technology (Caltech) diretti da Ralph Adolphs, è pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience.

L’area dello spazio vitale è l’amigdala, nota come centro neurale della paura, che ci aiuta anche a rapportarsi con gli altri, riconoscerne i volti e fidarsi di loro. Svelare le basi neurologiche dei confini che frapponiamo tra noi e il prossimo è stato possibile grazie allo studio di una paziente con sclerosi multipla che presentava danni all’amigdala.


Gli esperti inizialmente si erano accorti che la paziente, una donna di 42 anni che chiameremo SM, non riconosceva l’espressione impaurita del volto di altri e non era in grado assolutamente di valutare l’affidabilità di una persona. Inoltre la donna si approcciava agli altri in modo tropo invadente e fisicamente eccessivo.

Gli esperti hanno compiuto un esperimento su lei e 20 individui sani: ciascuno doveva camminare verso uno sperimentatore fino a che la vicinanza con lui non gli procurasse fastidio. In media tutti gli individui si fermano a 64 centimetri dal ricercatore, SM invece si avvicina sino a 34 centimetri. Inoltre quando gli sperimentatori si fanno più vicini ai volontari questi provano fastidio e tale sensazione si accompagna all’attivazione dell’amigdala.

È lei dunque che dà il senso del nostro spazio personale e ci avverte se qualcuno lo sta violando, anche se di certo, concludono gli sperimentatori, la cultura di provenienza influenza la nostra reazione alla vicinanza altrui.


La Stampa

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