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Diete: Test saliva svela i gusti del ‘paziente’ – potrebbe diventare un piacere perdere peso

Roma, 1 ott. (Adnkronos Salute) – Addio a diete mortificanti e difficili da seguire. Grazie a un nuovo test della saliva, assolutamente indolore, il dietologo può studiare un percorso nutrizionale che conservi all’aspirante magro il piacere di mangiare. “Il senso del gusto è il principale fattore che condiziona la volontaria ingestione dei cibi – spiega Giuseppe Fatati, coordinatore dell’Obesity Day e presidente dell’Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica), in un incontro oggi a Roma – Sappiamo da tempo che le differenze sotto questo aspetto sono legate a geni specializzati nella percezione del gusto”.


Ecco perché ogni individuo ha le sue preferenze. Non sempre però il paziente racconta al medico la sua percezione dei sapori, “spesso – dice Fatati – è approssimativo. E su queste impressioni si basa la dieta. Adesso si può misurare la percezione dei sapori con un’analisi della saliva”. Come funziona il test? “Il paziente con l’aiuto di un esperto viene invitato a compilare un breve questionario su stile di vita e abitudini alimentari. Successivamente gli viene chiesto di assaggiare quadratini di carta imbevuti di sostanze che riproducono i sapori, e di esprimere un giudizio”. Poi viene prelevato un campione di saliva per permettere analisi genotipiche per i geni TAS1R, TAS2R e TAS3R.

Così il dietologo ha il quadro esatto dei gusti del paziente e può disegnare una dieta veramente personalizzata. “E’ in fase di programmazione un progetto pilota che prevede la tipizzazione fenotipica e genotipica del gusto attraverso la saliva”, spiega Fatati. Lo studio del paziente e le analisi cliniche vengono condotte al Dipartimento di diabetologia, dietologia e nutrizione clinica dell’azienda ospedaliera S. Maria di Terni, quelle genetiche da Roberto Barale, del Dipartimento di biologia dell’Università di Pisa, sui campioni codificati e resi anonimi.


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paolo ciccione
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L’importante iniziativa dell’Obesity Day nasce purtroppo zoppa, in quanto affronta i soli aspetti clinici dell’obesità lasciando al di fuori dell’evento la problematica della discriminazione. L’emarginazione dell’obeso fin dall’età giovanile rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio sia per il consolidamento di una obesità infantile o adolescienziale anche in età adulta sia per il benessere complessivo e lo sviluppo della persona. Eppure non se ne parla, e non certo solo oggi, ma più in generale quando si affronta la questione obesità. E’ quindi un vero peccato che in questa occasione nonostante sponsor importanti non si sia riusciti ad organizzare eventi specifici… Leggi il resto »

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