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Gli ACE inibitori riescono a rallentare la progressione di patologie renali

‘La grande maggioranza delle malattie renali non ha cure risolutive. Una volta che si e’ instaurato un danno al rene questo gradualmente perde la funzione fino a che si deve intervenire con la dialisi. Questo percorso – dall’esordio della malattia alla dialisi – si chiama progressione delle malattie renali’. Lo ha ricordato oggi al Congresso di Bologna l’immunologo Giuseppe Remuzzi, Direttore del dipartimento Immunologia e Clinica dei Trapianti dell’Istituto Mario Negri e primario dell’Unita’ Operativa di Nefrologia e Dialisi degli Ospedali Riuniti di Bergamo, che pero’ ha illustrato una complessa strategia di cura che ben presto potrebbe evitare la dialisi in un buon numero di casi.
‘Negli ultimi venti anni – ha ricordato l’esperto – ricercatori in tutte le parti del mondo hanno studiato a fondo i fattori che sono responsabili della progressione delle malattie renali e ne hanno individuati diversi. Tra i fattori di progressione i due piu’ importanti sono l’ipertensione arteriosa e la proteinuria. Si e’ dimostrato, prima negli animali, poi nell’uomo, che una categoria di farmaci, gli ACE inibitori, controllando la pressione e riducendo la proteinuria, determinano un rallentamento significativo della progressione delle malattie renali. Questo pero’ e’ un risultato parziale: rallentare vuol dire andare piu’ piano e se la malattia comincia molto presto nella vita, puo’ arrivare comunque il momento – magari piu’ tardi nel tempo – in cui la funzione renale viene perduta. Percio’ la ricerca e’ proseguita con l’obiettivo di ottenere non solo il rallentamento della malattia, ma il suo arresto, o ancora piu’ ambiziosamente, il recupero della funzione renale. E’ stata cosi’ messa a punto una complessa strategia di cura, che si basa sull’uso degli Ace inibitori, e anche di altri farmaci, che si integra poi con la modificazione delle abitudini personali (alimentazione, attivita’ fisica, astensione dal fumo ecc). Grazie a questa cura, anche se impegnativa per il paziente, si puo’ concretamente sperare di evitare la dialisi’, ha concluso Giuseppe Remuzzi

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