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Urologia: utilizzo delle cellule staminali per combattere l’incontinenza

La Fondazione italiana continenza, ente senza fini di lucro, impegnata nella ricerca, informazione e prevenzione dell’incontinenza urinaria, ha presentato i risultati dello studio sperimentale e clinico sull’utilizzo delle cellule staminali.

dissezione uretra

dissezione uretra

Questo studio fa parte del programma strategico: “Appropriatezza delle attività assistenziali e modelli organizzativi nella costruzione di reti integrate per la prevenzione, diagnosi e cura dell’incontinenza urinaria (IU)”, cofinanziato dalla Fondazione, nell’ambito della Politica di Ricerca e Sviluppo del Ministero della Salute (art. 12). Il Programma ha coinvolto oltre alla capofila Regione Piemonte, anche altre sette Regioni.

“I risultati già ottenuti in questa fase ci incoraggiano verso la sperimentazione nell’uomo ed aprono interessanti prospettive nel trattamento di una patologia estremamente frequente ed invalidante, qual è l’incontinenza urinaria – dichiara Roberto Carone, Urologo, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione e responsabile della struttura complessa di Neuro-Urologia presso l’ASO CTO-M. Adelaide di Torino. – Non siamo in grado di fare previsioni precise, ma dal nostro punto di vista un risultato concreto è stato già raggiunto, il Ministero ha approvato il progetto riconoscendo per la prima volta l’incontinenza urinaria come patologia d’interesse primario”.


Nello specifico il progetto piemontese diretto dal prof. Roberto Carone, oltre alla creazione di una Rete integrata di Centri per la prevenzione, diagnosi e cura dell’incontinenza urinaria, si è proposto di sviluppare un filone di ricerca innovativa sulle Cellule Staminali per il trattamento dell’incontinenza urinaria. Tale progetto, coordinato dal dott. Alessandro Giammò, neuro-urologo presso l’ASO CTO-M. Adelaide di Torino, prevede l’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali.

Si tratta di particolari cellule prelevate dal midollo osseo in grado di differenziarsi in molteplici tipi cellulari tra i quali le cosiddette cellule muscolari striate, ossia le cellule che costituiscono lo sfintere dell’uretra. Partendo dal presupposto fisiopatologico che l’incontinenza urinaria cosiddetta “da sforzo” dipenda essenzialmente da un deficit dello sfintere striato dell’uretra, la prospettiva dello studio prevede che tali cellule staminali impiantate nello sfintere deficitario ne possano determinare un recupero funzionale, riportando quindi ad una condizione di continenza.

Nei risultati finora ottenuti in vitro e nell’animale, le cellule staminali mesenchimali sono state isolate e la loro analisi ha confermato la naturale potenzialità di differenziarsi in precursori muscolari già in una fase di coltura precoce, ossia quella prevista per l’eventuale successivo utilizzo clinico. L’analisi dopo l’impianto nello sfintere dell’animale da laboratorio ha dimostrato la loro vitalità e tendenza a permeare e integrarsi con lo sfintere uretrale; poche invece migrano verso le altre strutture. Dai dati ottenuti si evince che le cellule trapiantate si integrano, ma non si fondono con le residenti, le cellule staminali non tendono a sostituire direttamente le cellule danneggiate, bensì si integrano senza fondersi ed agiscono mediante il rilascio di fattori chimici (trofici e immunomodulanti) che di fatto sarebbero i veri induttori della rigenerazione tissutale. Inoltre le staminali sono in grado di stimolare, nel sito di inoculo, la formazione di nuove placche neuro-muscolari e ciò potrebbe avere un ruolo importante in caso di atrofia muscolare da denervazione. Altro dato positivo è che non sono emersi aspetti di proliferazione e disseminazione incontrollata.

“Il programma è in linea con gli obiettivi della Fondazione che da sempre si propone di fornire indicazioni pratiche sulle soluzioni per affrontare l’incontinenza e di contribuire al superamento dei pregiudizi e del silenzio che circondano la malattia – ha continuato Roberto Carone”.

Lo studio, tuttora in corso, prevede 3 fasi: la prima fase è quella laboratoristica in vitro per l’isolamento e l’espansione delle cellule staminali mesenchimali. Tale fase è condotta presso il Laboratorio Centro Trapianti Cellule Staminali e Terapia Cellulare; Ospedale Infantile Regina Margherita – Torino (Responsabile: Dr.ssa Franca Fagioli). La seconda fase è quella pre-clinica in vivo per l’impianto delle cellule nello sfintere uretrale nell’animale da laboratorio e lo studio del comportamento di tali cellule ed escludere il rischio di trasformazione neoplastica o di disseminazione. Tale fase è condotta presso il Dipartimento di Anatomia, Farmacologia e Medicina Legale – Università degli studi di Torino (Responsabile: Prof. Alessandro Vercelli) ed è la fase in cui ci si trova attualmente.

L’ultima fase sarà la fase clinica di impianto delle cellule (prelevate dallo stesso paziente, cosiddetto trapianto autologo) nello sfintere uretrale dei pazienti affetti da incontinenza urinaria da sforzo, al fine di indurne la rigenerazione ed il recupero funzionale. Tale impianto verrebbe effettuato in anestesia locale presso l’UO di Neuro-Urologia dell’Azienda Ospedaliera CTO-M. Adelaide di Torino (Direttore: Prof. Roberto Carone) e l’UO di Urologia dell’Ospedale G. Bosco di Torino (Direttore: Prof. Giovanni Muto) mediante una semplice puntura sotto controllo ecografico, utilizzando una particolare sonda “trans-uretrale”.

“La scelta di utilizzare le cellule staminali mesenchimali è stata dettata da diversi fattori – conclude Carone – si tratta di cellule facilmente isolabili da piccole quantità di midollo osseo che posseggono una elevata capacità di proliferare, rinnovarsi e di differenziarsi nei precursori delle cellule muscolari, i mioblasti; la loro sicurezza in campo clinico è stata ampiamente dimostrata dal loro utilizzo sperimentale in svariate condizioni patologiche (SLA, osteoartrite, distrofia muscolare, infarto del miocardio, ecc.), non inducono reazione di rigetto nell’ospite, posseggono un’azione anti-apoptosica (anti-morte cellulare) quindi potrebbero potenzialmente giocare un ruolo positivo nello squilibrio tra le cellule che muoiono e le cellule che si riproducono (apoptosi e anti-apoptosi), possibile causa del declino della funzione sfinterica legata all’invecchiamento. Tutti questi aspetti le rendono candidate ideali in strategie terapeutiche di terapia cellulare per molte malattie degenerative e post-traumatiche causate da un danno o una perdita cellulare.”

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