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Il ritalin nella sindrome da iperattivita’

Il ritalin è un farmaco diventato famoso perché impiegato nella sindrome da iperattività e deficit di attenzione (ADHD) per migliorare la capacità di focalizzarsi su un compito dei bambini con questo disturbo. Ora una nuova ricerca svolta sui ratti mostra per la prima volta che esso agisce incrementando l’attività del neurotrasmittitore dopamina.

La ricerca ha dimostrato infatti che un primo tipo di recettore dopaminergico consente un migioramento della capacità di attenzione, mentre l’altro migliora la capacità di apprendimento.

“Abbiamo osservato che un recettore per la dopamina noto come recettore D2, controlla la capacità del soggetto di rimanere concentrato su un compito, il ben noto effetto terapeutico del ritalin”, ha spiegato Patricia Janak, ricercatore dell’Ernest Gallo Clinic and Research Center dell’ Università della California a San Francisco e autore senior dell’articolo apparso sulla rivista Nature Neuroscience. “Ma abbiamo scoperto anche che un altro recettore per la dopamina, il D1, è alla base dell’efficienza dell’apprendimento”.

La ricerca ha valutato la capacità dei ratti di apprendere come ottenere acqua zuccherata in risposta a un segnale, un lampo di luce o un suono: il gruppo di animali a cui era stato somministrato il ritalin mostrava un deciso incremento nelle prestazioni.

Si è poi riscontrato che, bloccando i recettori D1, il ritalin non era più in grado di migliorare l’apprendimento. Analogamente, bloccando i recettori D2, il farmaco non riusciva a migliorare la concentrazione. La sperimentazione ha così consentito di stabilire il distinto ruolo di ciascun recettore dopaminergico nel miglioramento delle performance cognitive dopo la somministrazione del ritalin.

Oltre a ciò, si è dimostrato che gli animali che miglioravano le proprie prestazioni in seguito alla somministrazione di ritalin mostravano una maggiore plasticità sinaptica nell’amigdala, un fattore ritenuto cruciale per l’efficienza della trasmissione neurale.

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