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Nuova luce sul ruolo degli ormoni tiroidei trasferiti dalla madre al feto

Roma, 12 apr – Piu’ chiaro il ruolo svolto dagli ormoni tiroidei della madre nello sviluppo embrio-fetale del sistema nervoso e di altri organi durante la gravidanza grazie a uno studio tutto italiano condotto da un team di ricercatori guidati dall’endocrinologo dell’Universita’ Cattolica, Alfredo Pontecorvi.

Il modello animale creato potra’ servire a comprendere meglio gli effetti negativi delle patologie tiroidee materne nello sviluppo del nascituro, ma anche a sviluppare terapie farmacologiche per la cura di patologie come scompenso cardiaco, obesita’ e ipercolesterolemia. Gli ormoni tiroidei svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo del Sistema Nervoso. La carenza di questi ormoni alla nascita, se non prontamente diagnosticata e curata, provoca gravi e irreversibili danni cerebrali, causando un irreversibile deficit mentale noto come ”cretinismo”.


Di fatto non si sviluppa adeguatamente la fitta rete di interconnessioni tra le cellule nervose (neuroni) mentre le singole fibre nervose non vengono correttamente rivestite dalla guaina mielinica, un involucro isolante simile alla guaina di gomma che riveste i fili elettrici, la quale permette il veloce trasferimento degli impulsi nervosi da un neurone all’altro. E’ come se in un impianto elettrico non fossero attivati tutti i contatti necessari e i fili elettrici fossero scoperti, con il risultato di un grave malfunzionamento di tutto l’impianto.

”Gli ormoni tiroidei sembrano essere importanti anche durante il periodo embrio-fetale, nel primo trimestre di gravidanza, quando la funzione tiroidea del feto non si e’ ancora attivata – spiega Pontecorvi, Direttore dell’Unita’ Operativa di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del Policlinico Universitario ”Agostino Gemelli” -. E’ in questo periodo, infatti, che i neuroni si riproducono, formando il patrimonio cerebrale di ciascuno di noi (circa 100 miliardi di neuroni), migrano nelle loro sedi definitive e si differenziano a costituire i diversi centri e strutture cerebrali. Da questo momento le cellule nervose non si riprodurranno piu’ mentre, dai venti anni in poi, verranno perse da ciascuno di noi al ritmo di circa 100.000 al giorno”.

La ricerca e’ pubblicata sulla prestigiosa rivista Journal of Cellular and Molecular Medicine. E’ stata condotta dal Dott. Carmelo Nucera, attualmente ricercatore presso l’Universita’ di Harvard negli USA, e dal Prof. Alfredo Pontecorvi. Ad essa hanno contribuito altri studiosi italiani come il Prof. Vercelli (Istituto di Neuroscienze dell’Universita’ di Torino), la Dott.ssa Tiveron (Fondazione EBRI Rita Levi-Montalcini di Roma) e le Dott.sse Sacchi, Farsetti e Moretti (Istituto dei Tumori ”Regina Elena” e CNR di Roma).

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