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Tumori del colon: la CRP puo’ a tutti gli effetti essere considerata un marker tumorale

La correlazione più forte tra alti livelli sanguigni di CRP e tumore si ottiene entro un anno dal prelievo dei campioni: sulla base di ciò, la CRP può essere considerato più un marker tumorale che un fattore di rischio

Un semplice esame del sangue utilizzato per determinare il livello d’infiammazione dell’organismo potrebbe essere d’aiuto per la diagnosi di tumore del colon, secondo i risultati di uno studio del Vanderbilt-Ingram Cancer Center e presentato all’annuale convegno dell’American Association for Cancer Research (AACR) diretto da Gong Yang.

Yang e colleghi hanno riscontrato che i livelli di proteina C reattiva (CRP), una proteina prodotta dal fegato in risposta all’infiammazione, sono maggiori del normale nelle donne affette da tumore del colon.

I test sanguigni per la CRP vengono utilizzati tipicamente come marker non specifici per infezioni e stati infiammatori. Una versione più sensibile, denominata hs-CRP, viene usata per stimare il fattore di rischio cardiovascolare.

Precedenti studi avevano mostrato l’esistenza di una correlazione tra livelli di CRP elevati e tumore del colon, a supporto dell’ipotesi che l’infiammazione cronica possa predisporre all’insorgenza del cancro. A causa delle piccole popolazioni studiate e delle diverse condizioni sperimentali, tale correlazione rimane controversa.

Yang e colleghi hanno misurato i livelli CRP nei campioni di sangue delle donne che hanno partecipato allo Shanghai Women’s Health Study, un ampio studio prospettico di popolazione su più di 75.000 donne cinesi.

In un’analisi di 209 casi di cancro del colon e 279 persone sane che formavano il gruppo di controllo, i ricercatori hanno trovato che le donne con i livelli di CRP nel quartile più alto (il 25 per cento con i valori superiori) aveva un rischio di cancro del colon maggiore di 2,5 volte rispetto alle donne del quartile più basso.

Per valutare la presenza di una relazione causale tra tra elevati livelli di CRP e rischio di cancro colorettale, i campioni sono stati stratificati per intervalli temporali tra la raccolta dei campioni di sangue e la diagnosi di malattia.

Si è così trovato che l’incremento del rischio era presente in primo luogo in donne con alti valori ematici di CRP misurati entro tre mesi dalla diagnosi. Via via che l’intervallo tra i prelievi e la diagnosi di tumore aumentava, l’associazione tra alti livelli e rischio di tumore andava scemando.

Proprio perché la correlazione più forte è stata registrata entro un anno dalla misurazione della CRP, Yang ritiene che i gli elevati livelli di CRP possano derivare in gran parte dalla risposta infiammatoria dell’organismo al tumore. Sulla base di ciò, la CRP può essere considerato più un marker tumorale che un fattore di rischio.

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