Prostatanonseisolo.it: il portal…

Milano, 21 giugno 2013 - …

La prima molecola sperimentale i…

La prima molecola sperime…

Laser contro i cuscinetti di gra…

Addio lunghe degenze e fa…

Cancro al rene: il parere del pa…

Quando due farmaci hanno …

Paracetamolo: migliora resistenz…

Il paracetamolo ha un eff…

Le trasformazioni dei batteri in…

Le colonie di batteri ben…

Tessuti e organi umani 'in vitro…

[caption id="attachment_1…

Novità in endocrinologia al Cong…

ABSTRACT RELATORI   …

Magnesio contro il declino cogni…

Mentre una carenza di mag…

Anche in un carcere si tiene la …

Nel carcere di Badu ‘e Ca…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Sindrome dell’ovaio policistico: termine obsoleto e fuorviante ormai per molti studiosi

Il termine utilizzato per indicare la Sindrome dell’Ovaio Policistico (o PCOS), secondo gli studiosi non sarebbe adatto a identificare la malattia e può creare non solo confusione, ma anche ritardare pericolosamente la diagnosi.ovaio_policistico

Gli esperti, convocati dal US National Institutes of Health, hanno convenuto di comune accordo che il termine PCOS, per indicare la Sindrome dell’Ovaio Policistico, andrebbe cambiato.

La terminologia utilizzata per indicare il disordine ormonale che colpisce milioni di donne in tutto in mondo, e circa 1 milione soltanto in Italia, non sarebbe dunque più funzionale e andrebbe modificata.
Secondo gli esperti, l’attuale denominazione provocherebbe confusione e costituisce un ostacolo al progresso della ricerca, nonché alle cure per le pazienti.

Secondo il comunicato del NIH, l’attuale denominazione si focalizza su un criterio che non è necessario né sufficiente per diagnosticare la sindrome: le cisti ovariche.
«Il nome PCOS è fonte di distrazione che impedisce il progresso – spiega nel comunicato NIH il dottor Robert A . Rizza, membro della giuria e professore di medicina presso la Mayo Clinic di Rochester, Minnesota – E’ tempo di assegnare un nome che riflette le complesse interazioni che caratterizzano la sindrome. Il nome giusto migliorerà il riconoscimento di questo problema e aiuterà a espandere il sostegno alla ricerca».

La PCOS è un disturbo comune che colpisce in genere le donne in età riproduttiva. Le donne affette da PCOS di solito manifestano diversi tipi di sintomatologia: mestruazioni irregolari, interruzione del ciclo, acne, aumento di peso, irsutismo (o crescita eccessiva di peli) su viso e corpo, diradamento dei capelli, e le già citate cisti ovariche. Dal lato riproduttivo, spesso le donne con questa sindrome hanno difficoltà a rimanere incinta a causa degli squilibri ormonali.
Inoltre, le donne con sindrome dell’ovaio policistico sono a rischio di diabete di tipo 2, colesterolo alto e pressione alta (o ipertensione).[one_fourth last=”no”]

FIORI 120x90
[/one_fourth]
Tutto questo, infine, si riflette con una spesa piuttosto elevata per la Sanità e le pazienti.

Sebbene la ricerca sia sempre attiva in questo campo, allo stato attuale le cause della sindrome dell’ovaio policistico non sono ancora del tutto chiare.
Diversi precedenti studi hanno suggerito vi possa essere una componente genetica. Altre ricerche sostengono che tra i fattori scatenanti vi possa anche essere un ruolo ambientale.
Gli esperti riuniti per l’occasione hanno ribadito la necessità di dare l’avvio a ulteriori e approfonditi studi. In particolare, si sente l’esigenza di lavori che determinino come fattori quali l’obesità possano aggravare una predisposizione genetica. Oltre a ciò, si rende necessario identificare i rischi e i trattamenti migliori per le complicanze, e come gestire i sintomi più comuni.

«Sono necessari ulteriori studi per identificare nuovi trattamenti che riguardano i più comuni sintomi che le donne devono affrontare, come per esempio l’aumento di peso e la difficoltà di rimanere incinta – sottolinea la dottoressa Pamela Ouyang, membro della giuria e direttore del Centro di salute cardiovascolare delle donne presso il Johns Hopkins Bayview Medical Center di Baltimora – Abbiamo anche bisogno di studi atti a determinare il rischio di una donna per le complicazioni cardiovascolari e di altro tipo, e se il trattamento è in grado di ridurre questi rischi».

Secondo gli esperti, gli attuali sistemi di classificazione in uso, poi, sono di ostacolo alla capacità dei medici di collaborare con successo con le donne nell’affrontare i problemi di salute che le riguardano.
«Per risolvere qualsiasi confusione creata dai diversi sistemi diagnostici, si consiglia di utilizzare i Criteri di inclusione Rotterdam, specificando anche il particolare fenotipo di una donna (o osservabili caratteristiche cliniche) – spiega il dottor Timothy Johnson, membro della giuria e ostetrico-ginecologo in capo presso l’Università del Michigan ad Ann Arbor – Raccomandiamo inoltre che i componenti chiave dei Criteri Rotterdam siano chiaramente definiti e abbiano valori normali stabiliti in base ai vari gruppi di età e le popolazioni».
Insomma, anche i medici e gli scienziati sentono il bisogno di poter offrire maggiori speranze alle donne affette dalla PCOS, ma a patto che questa sindrome sia definita in altro modo.
La Stampa

Per approfondimenti e info: http://www.pcos-italy.org/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: