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Anestesia totale: elettroencefalogramma ripercorre tutti i momenti di perdita della coscienza

Una nuova ricerca ha individuato andamenti caratteristici nell’elettroencefalogramma di soggetti sottoposti ad anestesia generale che indicano in modo preciso la perdita e il recupero della coscienza. Il risultato apre la strada a un diffuso utilizzo di questa metodica per monitorare lo stato cerebrale dei pazienti durante gli interventi chirurgici.hd-EEG

Specifici schemi nel tracciato dell’elettroencefalogramma (EEG) potrebbero essere utilizzati per tracciare il passaggio dalla coscienza e viceversa durante l’anestesia generale. È quanto riportano in un articolo sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” Patrick L. Purdon e colleghi che hanno monitorato l’attività elettrica del cervello di un gruppo di soggetti mentre venivano  somministrate loro dosi crescenti di propofol, un anestetico di penultima generazione.

L’anestesia generale è un stato indotto farmacologicamente che comprende incoscienza, amnesia, analgesia e immobilità, mantenendo stabili tutti i parametri fisiologici. La pratica ha rappresentato una delle più grandi conquiste della medicina moderna, ma benché sia effettuata ogni giorno nelle sale operatorie di tutto il mondo, gli esatti meccanismi con cui induce incoscienza nel paziente rimangono tutt’ora un mistero.

I metodi standard per stabilire se un soggetto è stato adeguatamente anestetizzato comprendono misure indirette, quali le variazioni del battito cardiaco, della pressione sanguigna e del tono muscolare, confrontate con specifici algoritmi che tengono conto dell’assorbimento e della distribuzione dei farmaci somministrati nell’organismo, nonché della durata dei loro effetti.

Per monitorare lo stato cerebrale di un soggetto anestetizzato, il modo più diretto è comunque l’EEG. Un esperimento condotto nel 1937, dimostrò per la prima volta l’esistenza di sistematiche variazioni nel tracciato EEG in seguito alla somministrazione di diverse dosi di etere e di pentobarbital, un barbiturico che divenne disponibile a fini chirurgici proprio negli anni trenta del Novecento. Nonostante i le numerose esperienze fatte in questo campo nei decenni successivi, attualmente non esiste un insieme di marcatori affidabili nel tracciato EEG dei livelli di coscienza durante le varie fasi dell’anestesia generale.

In quest’ultimo studio, gli autori hanno utilizzato una EEG ad alta densità, cioè con una quantità di elettrodi applicati allo scalpo nettamente superiore ai 20 della metodica standard, applicandola a 10 soggetti a cui venivano somministrate dosi sempre più elevate di propofol. L’analisi dei tracciati ha permesso d’identificare alcuni andamenti caratteristici: in particolare, la perdita di coscienza è segnata da un incremento delle onde di bassa frequenza (inferiore a 1 herz) associato a una diminuzione della coerenza delle oscillazioni alfa della zona occipitale (un indice della sincronizzazione dell’attivazione dei neuroni in questa regione cerebrale), e alla comparsa di oscillazioni alfa coerenti nella zona frontale. Le variazioni di attivazione cerebrale risultavano invertite nella fase di recupero della coscienza.

Questi specifici marcatori rappresentano “firme” che consentono di tracciare in modo preciso le transizioni da e verso la coscienza che potrebbero essere utilmente integrate nelle strategie di monitoraggio dei pazienti durante l’anestesia generale.

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