Alzheimer: alla radice della mal…

[caption id="attachment_9…

Ecco come il nostro cervello sin…

Onde cerebrali «sincroniz…

Staminali: nuovo sistema per pro…

Un team di ricercatori di…

Mappatura visione-linguaggio: st…

Alcuni scienziati coordin…

Rimodellare non col bisturi ma c…

Addio al bisturi, a tagli…

L'accesso alle cure palliative e…

PROSPETTIVE E IMPATTO D…

USA: malattia rara e letale dei …

[caption id="attachment_8…

Cancro: il genoma dei pazienti p…

Studiate le risposte a 18…

Obesità: scoperto interruttore m…

Le normali cellule di gra…

Dal MIT: silenziare 'i promotori…

[caption id="attachment…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Fumo in gravidanza: mina la futura fertilità dei nascituri maschi


Esporre il feto al fumo materno potrebbe causare bassa qualità dello sperma o, peggio, infertilità in età adulta.

Il fumo fa male e su questo non c’è alcun dubbio, così come è indiscutibile che possa essere nocivo per il feto. Quello che però ancora non si sapeva è che potrebbe esserci uno stretto legame tra qualità dello sperma in età adulta ed esposizione al fumo in età fetale.

Questo è quanto suggerisce uno studio durato oltre 20 anni di follow-up denominato studio Raine (www.rainestudy.org.au) e condotto dai ricercatori del King Edward Memorial Hospital.
E’ iniziato la prima volta 1989, reclutando ben 2.900 donne in gravidanza ed esaminando diverse immagini a ultrasuoni. La valutazione di madre e figlio veniva eseguita alla diciottesima settimana, alla ventiquattresima, ventottesima e, infine, alla trentottesima settimana.

In quest’arco di tempo sono state raccolte quante più informazioni possibili sulle donne e il loro stato di salute e lo stile di vita condotto in quel momento. E’ tuttavia da precisare che il Raine Study ha effettuato anche rilevazioni di diverso tipo tra i volontari dello studio.

Tornando al fumo in gravidanza, i dati in loro possesso sono tutt’altro che rassicuranti: a causa di questo vi era un’evidente riduzione della funzione testicolare.
Un uomo su 6 tra quelli testati – di circa vent’anni di età – mostrava parametri spermatici nettamente inferiori alla soglia definita “normale” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Senza considerare che oltre il 20% dei soggetti analizzati mostrava criteri morfologici spermatici che non sono stati definiti accettabili per l’OMS (o WHO). La produzione di spermatozoi inferiore alla norma è stata riscontrata nel 18,65 degli uomini analizzati.

Emerge quindi da questa ricerca, come ci sia sempre più un bisogno di attenzione e informazione rivolta ai giovani di oggi che hanno quasi l’obbligo – verso se stessi e la futura società – di sottrarsi  all’idea di iniziare a provare le sensazione che può dargli una  “bionda” senza pensare alle conseguenze per la propria salute e, in questo caso, a quelle di feto e possibili futuri padri.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi