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Ansia: nuove alternative di trattamento


Ricercatori scoprono che gli inibitori dell’enzima Cox-2 possono alleviare i sintomi ansiosi, aprendo così le porte allo sviluppo di nuovi farmaci ansiolitici senza gli effetti collaterali degli attuali psicofarmaci

L’ansia attanaglia milioni di persone e i farmaci ansiolitici sono tra il genere di psicofarmaci più venduti. Tuttavia, come spesso accade, l’assunzione di questo genere di farmaci non è esente da effetti collaterali: l’assuefazione, per esempio, è uno di questi.

Nella continua ricerca di alternative o nuove formule per sviluppare trattamenti sempre più efficaci e con ridotti – o nulli – effetti collaterali, i ricercatori hanno tenuto presente che il corpo umano è, in qualche modo, già di per sé un laboratorio farmaceutico in grado di produrre sostanze chimiche che hanno gli stessi effetti dei principi attivi di alcuni farmaci.
E’ il caso degli “endocannabinoidi” e i relativi recettori che si possono attivare allo stesso modo di quando si immette nell’organismo il principio attivo contenuto nella marijuana. Dette sostanze secrete dall’organismo sono in grado di rilassare e alleviare i sintomi ansiosi.

In questa ricerca, condotta su modello animale dagli scienziati del Vanderbilt University Medical Center (VUMC), e pubbicata sulla rivista Nature Neuroscience, si è scoperto come gli inibitori chimicamente modificati dell’enzima Cox-2 fossero in grado di alleviare nei topi i sintomi e i comportamenti tipicamente ansiosi.
I recettori degli endocannabinoidi si trovano anche nel sistema gastrointestinale, oltre che in altre parti del corpo, e vi sono prove del loro ruolo in una vasta gamma di processi fisiologici e patologici, oltre alla modulazione di stress e ansia.

Gli effetti osservati sui topi da parte degli inibitori selettivi del substrato Cox-2 sviluppati dai ricercatori VUMC potrebbero essere attivi allo stesso modo negli esseri umani, senza effetti collaterali, divenendo così un nuovo approccio per il trattamento dei disturbi dell’umore e d’ansia.
Oltre a ciò, altre potenziali applicazioni del processo di attivazione degli endocannabinoidi da substrato selettivo Cox-2, potrebbero essere l’alleviare il dolore, curare disturbi del movimento e potenzialmente prevenire il cancro al colon, sottolineano i ricercatori.

«La porta è davvero aperta – ha il professor Sachin Patel, coautore dello studio – Abbiamo appena scalfito la superficie».

La ricerca si è basata sull’evidenza di come i farmaci antinfiammatori non steroidei (o FANS), come per esempio l’aspirina, agiscano nell’alleviare il dolore bloccando uno o entrambi gli enzimi COX (o cicloossigenasi) che producono prostaglandine pro-infiammatorie. Da diversi anni, poi, è noto che la Cox-2 attiva anche gli endocannabinoidi. Gli inibitori substrato selettivi sviluppati presso la Vanderbilt aumentano i livelli degli endocannabinoidi senza bloccare la produzione di prostaglandine.

«Riteniamo che questi non avranno gli effetti collaterali gastrointestinali e cardiovascolari che forse causano altri FANS – sottolinea il dottor Lawrence Marnett, autore senior dello studio – Noi pensavamo di sapere tutto quello che c’era da sapere sugli inibitori della COX-2 fino a circa cinque anni fa, quando abbiamo scoperto l’inibizione selettiva del substrato».
Lo studio, secondo gli autori, apre realmente le porte a una nuova possibile generazione di farmaci.

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