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Nutrigenomica: per conoscere bene l’interazione tra alimentazione e geni


Le intolleranze alimentari condizionano lo stile alimentare di sei persone su dieci. Ed ecco che può intervenire questo nuovo sistema di rilevazione delle intolleranze: in sostanza, mangia come vuole il tuo genotipo, ossia come suggeriscono l’insieme dei geni che compongono il DNA30-nutrigenomica-(1)
LA nutrigenomica studia le interazioni tra i nostri geni le sostanze nutrienti che inseriamo nel nostro corpo. Damiano Galimberti, Professore di Nutrigenomica, specialista in scienza dell’alimentazione e presidente di AMIA (Associazione Medicica: pei Italiani Anti-Aging), sottolinea che le uniche intolleranze genetiche sono quelle al lattosio e al glutine. “Verificare questi aspetti è importante, dice Galimberti, “perché c’è una base scientifica, esistono dei geni che presiedono alla formazione di quegli enzimi che vanno a favorire la digestione degli alimenti che contengono lattasi (latte e derivati) e glutine. Se il nostro organismo è in grado di digerirli bene, il problema non si pone, se geneticamente non riesce a procedere in modo corretto ecco che nascono le intolleranze che sono destinate ad aggravarsi col trascorrere degli anni. Quando c’è un’intolleranza si crea anche una specie di ingorgo linfatico a livello intestinale con un mal assorbimento di alcuni alimenti ma anche con un aumento di peso corporeo soprattutto come gonfiore, non solo come grasso in più, ma come acqua in più, ed ecco che la persona aumenta di peso”.

I geni devono dunque essere “accesi” per poter funzionare al meglio e per poter definire l’aspetto, il comportamento e il benessere del nostro organismo. Alimenti e integratori nutrizionali sono in grado di regolare il corretto funzionamento dei geni influenzando metabolismo e stato di salute.

“Inquadrare i punti deboli di un organismo permette di prendere provvedimenti più idonei”, spiega Galimberti, “e valutare il proprio metabolismo è un altro elemento importante. Oggi grazie al DNA si può vedere che cosa in pratica riduce o condiziona il metabolismo di una persona, e trovando i punti deboli si possono stabilire le strategie alimentari che sono fatte non solo di quanto si mangia ma anche di cosa si mangia, gli orari dei pasti ed eventuali integratori che, agendo in modo mirato, possono migliorare la funzionalità del nostro metabolismo”.

Ogni persona, in base alla propria costituzione fisica, etnia, posizione geografica, lavoro e stile di vita, in funzione del proprio genotipo e fenotipo, risponde ad una dieta in maniera diversa, è fondamentale arrivare ad una dieta personalizzata basata sulla propria costituzione a misura del proprio DNA.

Il test del DNA, effettuato su un campione di saliva, contribuisce anche ad evidenziare la predisposizione a determinati stati patologici o l’aumento del rischio di patologie, “nel DNA non c’è il destino”, precisa Galimberti, “non è che se ho dei fattori di rischio mi capiterà sicuramente qualcosa, ma se lo so prendo dei provvedimenti in anticipo. Nel DNA ci sono semplicemente dei fattori di rischio che una volta conosciuti cerchiamo di tenere a bada”.

Se fino ad un paio di anni fa il costo dei test del DNA era proibitivo oggi si è decisamente ridotto. Esaminando più geni si può comporre una visione d’insieme più vasta che oltre alla nutrizione e alla salute include l’invecchiamento della pelle e la situazione ormonale, indicata soprattutto per i periodi di menopausa e andropausa. “Non c’è dubbio che la valutazione e la correzione dei tassi ematici degli ormoni in una persona sana, rappresentino uno dei pilastri della Medicina della Salute. Non calano gli ormoni perché si invecchia, si invecchia perché calano gli ormoni. Il primo concetto è quello del gioco orchestrale degli ormoni. Queste sostanze sono intimamente interconnesse, per cui non si può regolarne una senza influire sulle altre. Il mantenimento dell’armonia dell’orchestra ormonale è fondamentale per il mantenimento della salute”, conclude Galimberti.

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