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Cefalea a grappolo: diagnosi anche dopo 5 anni

Attacchi molto dolorosi, anche se di breve durata, a metà testa, un occhio rosso che lacrima, la narice chiusa o che cola.


Nonostante la descrizione clinica della cefalea a grappolo – una grave forma invalidante di mal di testa – sia ben definita, la diagnosi avviene troppo spesso in ritardo: trascorrono infatti mediamente dai 4 ai 5 anni prima che il paziente possa ricevere una corretta diagnosi e le relative indicazioni terapeutiche, ed è necessario consultare più di due medici per iniziare un trattamento corretto. I dati arrivano da una ricerca condotta dall’Istituto Neurologico Nazionale Mondino e dall’UCADH (University Consortium for Adaptive Disorder and Head pain) di Pavia.

Dello studio, che ha visto coinvolti 144 soggetti affetti dalla patologia di età compresa tra i 20 e i 65 anni, si è discusso nel corso del XXVII Congresso nazionale Sisc, la Società italiana per lo studio delle cefalee, che si conclude domani a Perugia. Secondo i dati raccolti circa due pazienti su tre, dopo un forte attacco di mal di testa, si rivolge a un medico – al neurologo (56%) o al medico di base (36%), ma anche allo specialista in otorinolaringoiatria e al dentista – e proprio in questa fase si registrano i principali errori diagnostici – dalla sinusite o cefalea tensiva, alla nevralgia trigeminale, fino ai problemi dentali, con le conseguenti procedure e terapie errate.

“Tra il primo episodio di cefalea a grappolo e il primo consulto presso un Centro Cefalee trascorrono mediamente 4-5 anni – spiega Fabio Antonaci del Centro Cefalee dell’Istituto Neurologico Nazionale Mondino – con inevitabili conseguenze sulla qualità di vita di chi è affetto da questa dolorosa patologia. Solo dopo una diagnosi corretta di cefalea a grappolo è infatti possibile fornire un’appropriata terapia farmacologica preventiva e, all’occorrenza di un attacco, sintomatica”.

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