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Batterio della peste bubbonica del 500 sequenziato, rimangono misteri sulla sua totale sparizione

L’analisi dei ricercatori rivela: il ceppo non è all’origine delle pandemie successive. Ma resta il mistero: perché sparì senza lasciare traccia?

Sequenziato il batterio della peste bubbonica del 541ROMA – Una certezza e un mistero. Un gruppo di ricercatori della canadese università Macmaster ha sequenziato il dna del batterio della peste bubbonica che causò una pandemia tra il 541 e il 542: il risultato sorprendente dello studio, pubblicato dalla rivista scientifica britannica The Lancet, è che il ceppo di questo virus non è all’origine di altre epidemie successive come la peste nera del 1348, responsabile della morte del 60% della popolazione europea.   Ciò che non si spiega è per quale ragione il ceppo della pandemia bizantina, avvenuta ai tempi dell’imperatore Giustiniano, sia scomparso senza lasciare traccia; non vi sono neanche resti archeologici più antichi grazie ai i quali si possa risalire a ceppi dello Yersinia Pestis precedenti. Rimane quindi un mistero in che modo il batterio – di norma residente nei ratti, che non vengono colpiti dalla malattia – abbia accumulato le mutazioni necessarie per infettare gli esseri umani e provocare la patologia.

Secondo alcune testimonianze dell’epoca al culmine questa pandemia era in grado di uccidere uccideva 10.000 persone al giorno soltanto nella città di Costantinopoli, andando a ridurre la popolazione di circa il 40 per cento.

La peste avrebbe causato nei territori bizantini circa 25 milioni di decessi. Secondo altre stime questa cifra sarebbe stata molto più alta: 100 milioni di morti.

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