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Fumo di terza mano: mortale come una “fumata” diretta.

Nuove conferme sulla pericolosità e sugli effetti altamente nocivi del fumo di terza mano. In pericolo fegato, polmoni, ferite cutanee e persino comportamenti anomali

Il cosiddetto fumo di terza mano sarebbe pericoloso quanto, se non di più, di quello di prima e seconda mano.

Una ricerca del giugno scorso (vedi articolo) , aveva messo in evidenza come il fumo di terza mano, ovvero il residuo che rimane su pareti, mobili e altri oggetti della casa sia molto pericoloso per la salute, e come addirittura sia ancora peggio di quello passivo. Oggi, una nuova ricerca condotta dall’Università della California (UC) non solo conferma il precedente, ma dimostra come il fumo di terza mano possa provocare iperattività, danni ai polmoni, al fegato e ritardi nella guarigione di alcune ferite.smoking_brain

Chi fuma diviene dunque pericoloso per se stesso e per la salute di chi vive in casa con lui. I ricercatori dell’Università della California di Riverside sentenziano: il fumo di terza mano è mortale almeno quanto quello di prima mano.
Quest’ultimo è il fumo che viene inalato direttamente da chi fuma, mentre quello di seconda mano è quello che percepisce chi sta vicino a l fumatore e, infine, quello di terza mano è quello che rimane come residuo nell’ambiente anche dopo diverso tempo e che diviene ogni giorno più tossico per chi soggiorna in un locale in cui è presente.

«Abbiamo studiato, sui topi, gli effetti del fumo di terza mano su diversi sistemi di organi in condizioni che simulavano l’esposizione al fumo di terza mano negli esseri umani», racconta Manuela Martins-Green, professoressa di biologia cellulare e coordinatrice dello studio. «Abbiamo trovato che si cagiona un danno significativo a fegato e polmoni. Inoltre, le ferite di questi topi ci hanno messo molto più tempo per guarire. Infine, i topi esposti mostravano sintomi di iperattività».

Non bisogna sottovalutare i rischi del fumo di terza mano perché chiunque vive in casa con un fumatore può incappare in grossi pericoli per la salute. Le stanze in cui si fuma, infatti, trattengono sostanze cancerogene fortemente rischiose per il benessere di chi ci vive.

Durante lo studio si è potuto evidenziare come i topi esposti al fumo di terza mano abbiamo mostrato evidenti alterazioni nei vari organi e livelli di agenti cancerogeni specifici del tabacco, simili a quelli trovati nei bambini esposti al fumo di seconda mano.
Nel fegato sono stati rilevati livelli di lipidi più elevati e “fegato grasso”, precursore di cirrosi e cancro e aumentato rischio di malattie cardiovascolari.
Nei polmoni, il fumo di terza mano sembra essere implicato nella produzione eccessiva di collagene e alti livelli di citochine infiammatorie, suggerendo che tuto ciò possa causare l’asma e la malattia polmonare ostruttiva cronica.
Per quanto riguarda il resto, nei topi esposti le ferite tardavano a chiudersi e vi era un forte rischio di iperattività.

«Questi ultimi dati, combinati con problemi comportamentali emergenti associati nei bambini esposti al fumo di seconda e terza mano, suggeriscono che con l’esposizione prolungata possono essere a rischio significativo per lo sviluppo di più gravi disturbi neurologici», spiega Martins-Green.

Sempre più studi confermano l’ipotesi del rischio da fumo di terza mano, ma questo è il primo che è stato in grado di comprendere cosa accade in caso di esposizione continua.
«C’è una necessità critica di esperimenti per valutare gli effetti biologici dell’esposizione al fumo di terza mano che daranno informazioni per gli studi successivi epidemiologici e clinici – sottolinea Martins-Green – Tali studi possono determinare i potenziali rischi per la salute umana, e la progettazione di test clinici che sono potenzialmente in grado di contribuire alle politiche che portano alla riduzione sia dell’esposizione che della malattia».

Il team di ricerca ha anche valutato altri eventuali danni causati dal fumo di terza mano.
«Più di recente abbiamo scoperto che l’esposizione al fumo di terza mano può portare al diabete di tipo II, anche quando la persona non è obesa – aggiunge Martins-Green – C’è ancora molto da imparare circa i meccanismi specifici con cui i residui di fumo di sigaretta danneggiano i non fumatori, ma che ci sia un tale effetto è ormai chiaro. I bambini che si trovano ambienti in cui c’è il fumo, o è stato presente, sono a rischio significativo di soffrire sia a breve termine che avere problemi di salute più a avanti nel tempo, molti dei quali non possono manifestarsi completamente fino a tarda età».

Secondo i dati acquisiti, i bambini che hanno almeno un genitore che fuma in casa restano assenti da scuola per almeno il 40 per cento in più, rispetto ai figli dei non fumatori.
A questo punto è ovvio che sono necessarie misure preventive di gran lunga migliori di quelle attuate finora per proteggere i bambini – e tutti i non fumatori – che abitano in casa di chi ancora ha il vizio del fumo.
I risultati dello studio sono stati pubblicati su PLoS One.

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