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Vivere di più simulando una dieta ipocalorica

Una molecola di sintesi si è dimostrata in grado di allungare la vita in topi alimentati normalmente, proprio come se fossero stati sottoposti a una rigidissima dieta ipocalorica. Difficilmente però si potrà dimostrare in tempi brevi che la nuova sostanza -che attiva alcune particolari proteine, le sirtuine, e agisce sui processi metabolici e infiammatori – può combattere non solo alcune patologie, ma anche l’invecchiamento.

Un prodotto chimico sintetico che può mimare gli effetti di una dieta a basso contenuto calorico ed estendere la durata della vita nei topi è stato individuato da un nuovo studio. Precedenti ricerche avevano dimostrato che con una dieta ad alto contenuto di grassi i topi vivevano più a lungo quando veniva somministrato questo composto, noto come SRT1720. Il nuovo lavoro mostra che anche i topi con una dieta standard ne traggono beneficio. Questo studio è solo l’ultimo di un ampio sforzo per trovare composti che possano aiutare a rallentare l’invecchiamento e le malattie a esso legate.

Gli scienziati sanno da decenni come far vivere più a lungo lieviti, topi e altri organismi: dare loro meno cibo. Anche se può sembrare paradossale, è assodato che, purché i bisogni nutrizionali essenziali siano soddisfatti, limitare fortemente l’apporto calorico aumenta significativamente la durata della vita di molti animali da laboratorio.

Ma mentre la restrizione calorica può funzionare per i topi da laboratorio, è improbabile che possa essere adottata da più di un ristretto numero di esseri umani ben selezionati. E anche se non vi è la prova evidente che la restrizione calorica prolunghi la vita di alcuni animali da laboratorio, come i primati non umani, ci sono solo due studi a lungo termine in proposito. Uno studiocondotto da un gruppo dell’Università del Wisconsin ha trovato che nelle scimmie reso la restrizione calorica aumentata la durata di vita e riduce l’incidenza di varie malattie. Al contrario, l’altro studio – del National Institute on Aging del National Institute of Health – non ha mostrato miglioramenti nella sopravvivenza di scimmie reso tenute a una dieta ipocalorica, anche se avevano tassi di cancro più bassi.
Nonostante questi risultati contrastanti, gli scienziati hanno profuso ampi sforzi per trovare e testare quelli che chiamano mimetici della restrizione calorica: prodotti chimici che possono simulare gli effetti di allungamento della vita di una restrizione calorica, attivando le stesse vie cellulari delle diete a basso contenuto calorico, ma senza tagliare le calorie.

Anche se l’esatto meccanismo di raccordo fra la restrizione calorica e la longevità è ancora oggetto di dibattito tra gli scienziati, gli sforzi della ricerca hanno ristretto l’arco delle possibilità.
Il percorso metabolico che ha ricevuto maggiore attenzione comporta l’attivazione delle proteine chiamate sirtuine. Queste proteine sono coinvolte in una grande varietà di processi, in particolare nel metabolismo e nell’infiammazione. Topi geneticamente modificati per produrre livelli elevati di queste proteine sono risultati protetti da malattie come il diabete. E alcune sostanze chimiche che si ritiene che attivino le sirtuine hanno dimostrato, nei topi, di avere effetti benefici sul sistema cardiovascolare e sull’infiammazione.
Un certo numero di studi ha esaminato le capacità delle sirtuine di attivare un composto naturale, il resveratrolo. Questa sostanza, che è presente nel vino rosso, si è guadagnata notevole attenzione quando gli scienziati hanno dimostrato che aumenta la durata della vita del lievito, e uno studio del 2006 ha rilevato che anche i topi obesi vivevano significativamente più a lungo quando veniva loro somministrato resveratrolo. Purtroppo, il vino rosso probabilmente non contiene livelli sufficienti della sostanza per avere un impatto misurabile sulla durata della vita umana, e studi sugli integratori a base di resveratrolo sugli esseri umani hanno dato risultati variabili. Alcuni scienziati hanno anche messo in dubbio che il resveratrolo possa effettivamente attivare direttamente le sirtuine.

Recentemente , gli scienziati hanno testato sostanze chimiche sintetiche che attivano le sirtuine in modo molto più efficiente rispetto al resveratrolo, tra cui l’SRT1720. L’ultimo studio, pubblicato il 27 febbraio su “Cell Reports”, ha scoperto che l’SR1720 ha esteso di circa il nove per cento la durata della vita di topi con una dieta standard, confermando anche il lavoro precedente che indicava che il composto allunga la vita di topi nutriti con una dieta ricca di grassi.

“Penso che i dati contenuti nell’articolo siano convincenti”, dice Leonard Guarente del Massachusetts Institute of Technology, un ricercatore esperto di sirtuine, che non ha partecipato allo studio, anche se è consulente di una società che vi è coinvolta. Guarente riconosce che è impossibile dire con certezza che l’SRT1720 attivi le sirtuine e nient’altro. Ma, osserva “questa caratteristica vale praticamente per qualsiasi intervento farmacologico”.

Potrebbe però passare molto tempo prima l’SRT1720 diventi un farmaco per l’uomo. E anche allora sarebbe probabilmente un farmaco mirato a curate specifici disturbi come le malattie cardiache o il diabete, non per la longevità, dice Rafael de Cabo, ricercatore al National Institute on Aging e autore senior dell’articolo. “Per la FDA non c’è una malattia chiamata ‘invecchiamento’. Non si può chiedere l’autorizzazione per un farmaco che curi l’invecchiamento.”

Guarente osserva che testare gli effetti sulla longevità umana di questo o altri composti che attivano le sirtuine non è una possibilità reale. “Ci vorrebbero test sperimentali molto, molto, molto lunghi”, dice. Inoltre, “ci sono così tante cose che influenzano la longevità”. Uno studio retrospettivo sarebbe l’unico modo per scoprire se alcuni dei composti commercializzati per la terapia di malattie specifiche estendono anche la durata della vita umana. “Certamente, se ci sarà un numero considerevole di persone che assume questi composti, penso che in 50 anni si potrebbe stabilire se allungano la vita”, dice Guarente.

(La versione originale dell’articolo è stata pubblicata 
su www.scientificamerican.com. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.)

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