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Diabete di tipo 1: una crisi ipoglicemica a settimana.

Palpitazioni, tremore, ansia, giramenti di testa, confusione: sono alcuni dei sintomi percepiti durante un crisi ipoglicemica, l’improvviso crollo dei livelli di glucosio nel sangue, possibile dopo l’assunzione di alcuni farmaci antidiabete.

Nella forma grave l’ipoglicemia può portare alla perdita di coscienza e addirittura essere fatale, se non si interviene per tempo. “Un rischio sommerso” sul quale si sono confrontati gli esperti intervenuti al simposio ‘Terapia del diabete: innovazione, personalizzazione e future prospettive’, promosso da Novo Nordisk in occasione del 25° Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia, in corso a Bologna.
“Secondo i risultati di uno studio italiano, Hypos-1 – spiega Antonio Nicolucci, responsabile del Dipartimento di farmacologia clinica ed epidemiologia della Fondazione Mario Negri Sud – una persona con diabete di tipo 1 va incontro a quasi un episodio di ipoglicemia sintomatica a settimana, mediamente 53,3 episodi l’anno. Per quanto riguarda l’ipoglicemia grave, che può portare al ricovero in ospedale, il 16,5% delle persone che riferiscono episodi di ipoglicemia, quindi una su 6, ha almeno un episodio grave all’anno. Nelle persone con diabete tipo 2, invece, le ipoglicemie ammontano in media a 9 episodi l’anno, e gli episodi gravi sono poco meno di uno ogni 100 persone l’anno”. Quando poi il paziente diabetico è un bambino, l’ansia dei genitori per il rischio di ipoglicemia si ripercuote negativamente sulla cura del figlio. A evidenziarlo è un altro studio italiano, Ship-D, condotto in 29 centri diabetologici su oltre 2 mila bambini e adolescenti. “Lo studio rivela un rapporto inversamente proporzionale tra l’età della madre del paziente con diabete e il rischio del figlio di incorrere in un episodio di ipoglicemia – riferisce Nicolucci, uno degli autori – Più la mamma è giovane, più elevato è il rischio.

Questo può essere correlato al fatto che le giovani madri riescono a gestire meno lo stress e vivono nella paura costante che il bambino abbia un episodio di ipoglicemia, soprattutto di notte, quando non è sorvegliato. Questo stress genera ansia e riduce le capacità della madre di gestire nel modo migliore la malattia del proprio figlio”.
Le più pericolose sono le ipoglicemie notturne, perché quando si dorme non ci si accorge dei sintomi e non si può intervenire per riportare il glucosio nel sangue a un livello sufficiente per il corretto funzionamento dell’organismo. “Hypos-1 – prosegue Nicolucci – rivela che fra chi riferisce episodi di ipoglicemia, uno su 4 ha avuto almeno un episodio sintomatico notturno negli ultimi 12 mesi”.
Non solo. “L’ipoglicemia può anche scatenare problematiche cardiovascolari di cui i diabetici soffrono frequentemente – sottolinea Gian Paolo Fadini, ricercatore all’università di Padova – In carenza di zucchero, indatti, l’organismo viene a trovarsi in una condizione infiammatoria, i vasi sanguigni subiscono uno stress e il cuore modifica la propria attività elettrica. Le ipoglicemie notturne sono considerate molto pericolose perché avvengono in momenti in cui l’apparato cardiovascolare è tipicamente più suscettibile agli insulti. Perciò è auspicabile l’utilizzo di farmaci per il diabete che espongano al minor rischio possibile di ipoglicemi”.

“Le ipoglicemie sono il principale effetto collaterale del trattamento con insulina – commenta Edoardo Mannucci, direttore Agenzia diabetologia dell’Aou Careggi di Firenze – ma oggi l’incidenza di ipoglicemie sintomatiche e notturne è diminuita grazie all’introduzione di insuline innovative. Ciononostante le ipoglicemie continuano a rappresentare una barriera all’ottimizzazione della terapia. Le caratteristiche della formulazione di un’insulina ideale, sotto questo punto di vista, dovrebbero essere quelle di rilasciare una concentrazione di insulina costante, stabile, priva di picchi e continua per almeno 24 ore, con rischio ridotto di ipoglicemia”.

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