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Allergia al nickel: vaccino in capsule per via orale allo studio

Per diagnosticare questa allergia si parte dalle classiche prove cutanee cui segue una dieta di eliminazione degli alimenti contenenti nickel (in particolare frutta e verdura) per vedere se a seguito di essa scompaiono i sintomi gastrointestinali.


Successivamente si reintroduce il nickel (test di provocazione specifico) per vedere se ricompaiono i sintomi di allergia. Una volta stabilita la presenza di una sindrome allergica sistemica al nickel in un gruppo di oltre 100 adulti, gli allergologi Ucsc hanno somministrato loro capsule contenenti nickel a dosaggi crescenti o capsule di una sostanza inerte (placebo).    Le capsule fungono da vaccino che ”abitua” l’organismo a sopportare la presenza di piccole quantita’ di nickel e quindi il vaccino sopisce le reazioni allergiche. ”Il vaccino”, spiega il professor Schiavino, ”e’ risultato efficace nel ridurre i sintomi gastrointestinali e cutanei sistemici (orticaria, eczema disseminato), ma meno risolutivo per quel che concerne la dermatite da contatto”.

”Poiche’ il nickel e’ importante per favorire l’assorbimento del ferro da parte dell’organismo”, conclude il professor Schiavino, ”una dieta povera di nickel puo’ causare alla lunga anemia; di qui la necessita’ – specie nelle donne che gia’ di per se’ sono piu’ soggette ad anemie e che sono il sesso preferenziale per l’allergia al nickel – di desensibilizzare il paziente a questo metallo in modo che possa ricominciare a seguire una dieta normale”.

Resta ancora da risolvere, pero’, l’allergia cutanea da contatto al nickel, sempre piu’ diffusa peraltro a seguito del rilascio del metallo da parte di molti prodotti di uso comune come cellulari e tablet.

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