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Retina: per ripararla, cellule staminali della polpa dentale

Dalle cellule staminali della polpa dentale, ricercatori britannici trovano il modo di favorire la sopravvivenza e la rigenerazione delle cellule retiniche dopo una lesione. Una speranza per tutti coloro che hanno problemi di vista o cecità dovuti alla retina

Dalle cellule staminali della polpa dentale, ricercatori trovano un possibile rimedio per i danni alla retina.
A causa di traumi o malattie come il glaucoma, la retina può venirne gravemente danneggiata, con tutti i problemi correlati che vanno a influire sulla vista.   Se infatti le cellule gangliari della retina (RGC) vengono danneggiate, tendono a morire. Ma ora, un team di ricercatori dell’Università di Birmingham, hanno scoperto che le cellule staminali isolate dai denti, chiamate cellule staminali della polpa (DPSC), sono in grado di proteggere le cellule gangliari della retina (RGCs) dalla morte in seguito a infortunio e di promuovere la rigenerazione dei loro assoni lungo il nervo ottico.

Il team, guidato dal dott. Ben Scheven, dalla dott.ssa Wendy Leadbeater e Ben Mead, ha esplorato le potenzialità di queste cellule staminali per contrastare la perdita di RGC, che è la principale causa di cecità. Fattori neurotrofici (NTFs), che viaggiano lungo l’assone di un neurone verso un corpo cellulare mettono in atto un segnale di sopravvivenza, tuttavia, a seguito di infortunio o malattia questo sostegno è perso e le RGC muoiono. Supplire dunque a questa carenza con una fonte alternativa di NTF è fondamentale per proteggerle dalla morte.

I risultati completi dello studio sono stati pubblicati su Neural Regeneration Research e confermano che le cellule staminali della polpa dentale esprimono naturalmente multipli di NTF che possono integrare la fornitura perduta dei Fattori neurotrofici e proteggere le RGC dalla morte, nonché promuovere la rigenerazione dei loro assoni.
«La terapia cellulare è un trattamento promettente, in quanto fornisce una fonte potenzialmente illimitata di molteplici fattori di crescita per i neuroni danneggiati – spiega il dott. Ben Mead – Tuttavia, per l’applicazione clinica, i confronti con altre cellule staminali, nonché lo sviluppo di meccanismi di erogazione sicuri sono da indagare in futuro».

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