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Celiachia: un disturbo col fiocco rosa, due casi su tre

Ma la patologia è ancora fortemente sottostimata: il 72% di chi ne soffre è senza diagnosi. Una guida dell’AIC per riconoscere i sintomi meno tipici

Hanno avuto qualche problema a diventare mamme, sono giovani ma hanno già qualche segno di osteoporosi o sono entrate in menopausa troppo presto: disturbo “al femminile” dietro cui, spesso, si nasconde un’intolleranza al glutine non riconosciuta. E le cifre non sono poi così basse: stando alle stime riportate nell’ultima Relazione al Parlamento sulla Celiachia del Ministero della Salute, infatti, a fronte di circa 115 mila pazienti con malattia diagnosticata sono ancora oltre 280 mila le italiane cheignorano di essere celiache.
celiachia

È pensando a loro che, in occasione della Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, l’Associazione Italiana Celiachia (AIC) ha pubblicato la guida “Donna e Celiachia” realizzata dal Comitato Scientifico dell’Associazione per aiutare le italiane a “riconoscersi” e capire se sono celiache pur non presentando i sintomi classici della malattia: la guida, disponibile sul sito www.celiachia.it, sarà diffusa nei prossimi mesi anche in versione cartacea e verrà distribuita ai medici di famiglia per far emergere dall’ombra le sette pazienti su dieci che a oggi sono ancora ignare della loro condizione.

L’attenzione della ricerca sulla celiachia alle donne è giustificata dai numeri: dei circa 600 mila casi stimati di celiachia presenti nella popolazione italiana ben due su tre riguardano il sesso femminile: sono dunque circa 400 mila le italiane che potrebbero avere o sviluppare la celiachia contro 200 mila uomini, ma in entrambi i sessi le diagnosi sono tuttora poche, circa 180 mila in tutto. Il 72% dei pazienti con celiachia, dunque, è ancora in attesa della diagnosi.

La guida AIC dedicata alle donne vuole essere uno strumento per tutte coloro che soffrono di sintomi atipici ma non sospettano la celiachia: l’obiettivo è facilitare i medici e le donne stesse a individuare la possibilità di una celiachia anche in assenza dei classici sintomi gastrointestinali. “La diagnosi di celiachia deve essere posta dal medico, ma la consapevolezza dei propri disturbi e una corretta descrizione dei propri malesseri al curante permetterebbero diagnosi più rapide e precise – osserva Elisabetta Tosi, Presidente dell’Associazione Italiana Celiachia -.

Il nostro obiettivo è far emergere l’iceberg sommerso di pazienti che non tollerano il glutine, perché una volta avuta una diagnosi certa si può stare finalmente meglio: una dieta senza glutine basta quasi sempre a determinare la remissione di tutti i sintomi e permette alla donna di tornare a una normale vita riproduttiva, familiare, sociale e lavorativa. La guida, inoltre, offre consigli anche per come gestire lo svezzamento del proprio bambino”.

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