Insufficienza renale cronica: ki…

220mila le persone affett…

Contro i virus non sempre è nece…

Una sperimentazione sui t…

Dengue: la malattia tropicale pi…

La febbre Dengue e' la ma…

Le modifiche al Dl Rilancio econ…

AssoGenerici plaude all’a…

Disfunzione erettile: sei uomini…

Almeno una volta nella vi…

Alzheimer: nei casi ereditari si…

Scienziati della Was…

Approvato nuovo farmaco contro t…

Approvato nuovo farmaco …

Balbuzie: identificati tre geni …

[caption id="attachment_5…

Telaprevir: parere favorevole da…

TELAPREVIR HA OTTENUTO …

Medicina rigenerativa: dall'USA …

[caption id="attachment_6…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Isolate staminali del rene, nuova speranza per rigenerazione

Anche i reni hanno le loro cellule staminali. Cellule che, secondo le ipotesi degli esperti, potrebbero essere in grado di riparare i danni renali, se opportunamente guidate. I primi a identificarle sono stati i ricercatori dell’universita’ di Firenze, che sull’argomento hanno pubblicato di recente uno studio sul Journal of the American Society of Nephrology. E a illustrarne le potenzialita’, ieri a Milano, in occasione della presentazione del Congresso mondiale di nefrologia 2009, e’ stato Giuseppe Remuzzi, direttore della divisione di Nefrologia e dialisi degli ospedali riuniti di Bergamo.

“La verita’ sulle staminali – spiega l’esperto – e’ quella che ha ricordato il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, quando ha annunciato l’abolizione del veto sull’uso di staminali embrionali in ricerche finanziate da fondi pubblici: sono promettenti, ma la strada e’ ancora lunga. Al momento queste cellule curano nella pratica pochissime malattie. Dobbiamo studiarle, paragonare i diversi tipi”.


Molti scienziati, prosegue Remuzzi, ci credono, anche se i risultati sono ancora pochi e perlopiu’ ottenuti in vitro. “Il sogno di tutti resta riparare gli organi con le staminali”. E per i reni ci sono buone speranze, aggiunge. “Nel senso che le staminali potrebbero essere responsabili di un processo di rigenerazione osservato negli animali trattati con farmaci del gruppo Ace-inibitori, medicinali che anche nell’uomo ritardano la progressione della malattia. L’ipotesi e’ che queste cellule abbiano una dote innata di riparare i danni e che, attraverso l’uso di farmaci, questa attivita’ possa essere indirizzata e sostenuta, ottenendo buoni risultati”.

Archivi

Pin It on Pinterest

Share This

Share This

Share this post with your friends!