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Un derivato dei coralli del Mar Rosso aiuta a combattere i tumori della pelle

Forse è nel meccanismo fotosintetico dei coralli una possibile sostanza benefica

Forse è nel meccanismo fotosintetico dei coralli una possibile sostanza benefica

Un gruppo di scienziati della South Dakota State University stanno studiando i meccanismi per cui una sostanza derivata dal corallo del Mar Rosso potrebbe contribuire a curare il cancro della pelle. Lo studio ha continuato un precedente lavoro del professor Chandradhar Dwivedi il quale indicava che un composto di una sostanza chiamata sarcophine-diol, può essere isolato dal corallo soffice del Mar Rosso. Il nuovo studio indica che è possibile utilizzare questa sostanza nella prevenzione del cancro della pelle.

Stiamo constatando che la sarcophine-diol, potrebbe essere utilizzata sia per la chemioprevenzione che come un agente chemioterapico

ha spiegato Dwivedi. In particolare, la nuova ricerca ha scoperto che la sarcophine-diol, è in grado di inibire la crescita delle cellule del cancro, ed ha anche la capacità di ridurre la morte programmata delle cellule della pelle a causa del cancro. Gli scienziati hanno pubblicato i risultati della ricerca su Translational Oncology.

Dwivedi, capo del Dipartimento della SDSU di Scienze Farmaceutiche, insieme ad altri ricercatori ha scoperto che il trattamento del cancro delle cellule della pelle umana, con diverse concentrazioni di sarcophine-diol, per diversi periodi di tempo ha ridotto la vitalità delle cellule tumorali. Da altri lavori è emerso che la sarcophine-diol, ha anche inibito la proliferazione incontrollata o la crescita delle cellule tumorali.

Lo studio ha anche dimostrato che essa ha indotto l’apoptosi, o morte cellulare programmata. Inoltre la sarcophine-diol, non induce quella che gli scienziati chiamano necrosi, cioè la morte prematura delle cellule sane. Dwivedi ha spiegato che questo è un dato importante, perché suggerisce che questa sostanza potrebbe essere utilizzata nei trattamenti che si rivolgono specificamente alle cellule tumorali, senza danneggiare le cellule sane vicine.



Questo genere di terapia potrebbe aumentare quella che viene chiamata la frammentazione del DNA, considerata come un segno di apoptosi biochimica, il segno che le cellule stanno morendo, in altre parole. A concentrazioni più basse, la sarcophine-diol, non induce la frammentazione del DNA significativamente in cellule tumorali, ma a livelli più elevati lo fa. Ma concentrazioni più elevate potrebbero uccidere le proteine nelle cellule normali. Conclude Dwivedi:

Ulteriori indagini sui modelli sperimentali e sulla coltura cellulare sono necessari per esplorare i suoi meccanismi d’azione. La sarcophine-diol, ha ottime potenzialità per essere un potente agente chemioterapico che può essere ulteriormente studiato per l’utilizzo contro lo sviluppo del cancro della pelle.

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