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Distrofia di ullrich, più vicino il trial sull’uomo. Trovato un nuovo farmaco efficace, privo di effetti collaterali

In verde i filamenti di actina

In verde i filamenti di actina

Si chiama Debio 025 e potrebbe essere il lasciapassare per avviare la sperimentazione sull’uomo di una terapia farmacologica per la distrofia muscolare congenita di Ullrich, grave patologia di origine genetica. È quanto emerge dagli studi, finanziati in larga parte da Telethon e pubblicati sul British Journal of Pharmacology e su Human Molecular Genetics da Paolo Bernardi e Paolo Bonaldo dell’Università di Padova. Il farmaco è prodotto da una ditta di Losanna, la Debiopharm SA.

Come la miopatia di Bethlem, la distrofia di Ullrich è dovuta a mutazioni nei geni per il collagene VI, una proteina che àncora le fibre muscolari alla matrice extracellulare, la struttura che circonda e supporta le cellule. Tra le due patologie, la distrofia di Ullrich è quella più grave e si manifesta alla nascita con debolezza e contratture muscolari soprattutto del tronco e degli arti, senza però alcun problema cognitivo.

Da studi precedenti degli stessi ricercatori era emerso che il meccanismo alla base della malattia risiede nei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule: si tratta infatti di un “corto circuito” dovuto all’apertura erronea di un canale mitocondriale. Nel marzo del 2008, Bonaldo e Bernardi hanno poi dimostrato che chiudendo il canale con un farmaco, la ciclosporina A, si può riparare il guasto che scatena la malattia sia nel modello animale, sia in un piccolo numero di pazienti.

L’uso della ciclosporina A, però, riduce significativamente le difese immunitarie dei malati, esponendoli al rischio di infezioni. Ecco allora che i ricercatori hanno provato a individuare un farmaco, il Debio 025 appunto, che pur mantenendo l’effetto terapeutico non riducesse l’attività del sistema immunitario. Somministrato ai topolini distrofici il nuovo farmaco ha dimostrato di avere gli stessi effetti protettivi, senza però essere tossico: questo dato è essenziale per poter passare al trattamento dei pazienti, perché si tratterebbe di una terapia da assumere per tutta la vita.

Ma non è tutto: Bernardi e Bonaldo hanno anche ottenuto “la prova del nove” che il Debio 025 è efficace proprio attraverso un effetto sui mitocondri. I ricercatori hanno infatti inattivato nei topi distrofici il gene per la ciclofilina D, la proteina mitocondriale “responsabile” del danno muscolare che viene inibita dal Debio 025 e hanno osservato la guarigione degli animali. A dimostrazione che l’azione del farmaco è assolutamente specifica ed è rivolta proprio ai mitocondri.

Questi risultati rappresentano dunque un punto di svolta che permetterà presto di partire con una sperimentazione clinica sull’uomo su più vasta scala impiegando il Debio 025. «Si tratta di un bel passo avanti sia nella comprensione della malattia che nello sviluppo di una cura» commentano Bernardi e Bonaldo, che concludono: «Siamo molto grati a Telethon e a Debiopharm che hanno creduto in questo progetto».


I risultati dei ricercatori padovani saranno presentati anche nel corso dell’incontro “Insieme contro la distrofia muscolare”, organizzato a Padova il 16 giugno dalla Fondazione Telethon insieme all’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM) e a BNL – Gruppo BNP Paribas. L’incontro – che si terrà presso la sede della UILDM in piazza Insurrezione, 6/A – consolida il sodalizio tra i due partner storici di Telethon, entrambi impegnati nel miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità.

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