Depressione e livelli ematici di…

Chi soffre di depressione…

Febbre dengue: via libera ai vac…

La multinazionale farmace…

Onde radio sui reni regolano la …

[caption id="attachment_1…

Scoperte le basi genetiche dei d…

Pubblicato sul Cerebral…

Scoperte cellule che causano leu…

[caption id="attachme…

Mens sana in corpore senza fumo:…

Roma, 13 marzo 2014 – Sem…

Fegato in cirrosi rigenerato da …

[caption id="attachment_…

IV CONVEGNO ASSOGENERICI - Gener…

I principali attori della…

Scoperta dell'Università degli S…

L’Enterovirus ha recentem…

HIV: anticorpi rilevabili dalla …

Technorati Profile [ca…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Proteina anti-metastasi

Una proteina abbondantemente prodotta solo dai tumori che non metastatizzano, la prosaposina, sembra inibire la formazione di metastasi nei tumori maligni-

I tumori maligni “preparano” per tempo i siti in cui attecchiranno le metastasi secernendo particolari proteine che stimolano la crescita tumorale e la crescita di vasi sanguigni per alimentarle. Ora un gruppo di ricercatori del Children’s Hospital Boston diretti da Randoph S. Watnick ha scoperto che i tumori non metastatizzanti secernono una proteina, chiamata prosaposina, che inibisce le metastasi attraverso la produzione di fattori che bloccano la crescita dei vasi sanguigni.

Come è spiegato in un articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS), i ricercatori hanno scoperto che i tumori della prostata e del seno che non danno origine a metastasi producono elevati livelli di prosaposina, che invece risulta a livelli molto bassi in quelli che metastatizzano.


Quando, successivamente, hanno somministrato questa proteina a topi in cui erano state inoculate cellule tumorali altamente metastatiche, hanno constatato che in essi il numero di metastasi al polmone risultava ridotto dell’80 per cento rispetto a quelli del gruppo di controllo e che le metastasi ai linfonodi erano assenti, con un conseguente aumento del tempo di sopravvivenza significativamente più alto, superiore al 30 per cento.

Watnick e colleghi hanno quindi dimostrato che la prosaposina stimola l’attività del ben noto oncosopressore p53 nel tessuto connettivo, lo stroma, che circonda il tumore. Questo a sua volta stimola la produzione di trombospondina-1, un inibitore naturale dell’angiogenesi sia nei tessuti circostanti al tumore, sia in punti da esso lontani.

“La prosaposina, o derivati che stimolano l’attività di p53 in modo analogo nello stroma del tumore, possono rappresentare un modo efficace di inibire il processo metastatico nell’uomo”, ha detto Watnick. In vista di un possibile utilizzo terapeutico della scoperta, il Children’s Hospital Boston ha già provveduto a inoltrare una domanda di brevetto per il suo sfruttamento.

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi