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Lesioni midollo spinale: i globuli bianchi ne limitano i danni

macrofagi

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Funzionano come un ‘pronto soccorso’ per il sistema nervoso. E se in caso di lesione del midollo spinale il loro intervento è tempestivo, sono in grado di limitare i danni. Sono i macrofagi del sangue, una particolare popolazione di globuli bianchi che, iniettati sulla lesione, sembra essere in grado di ripararla e, allo stesso tempo, di stimolare le capacità autoriparative del tessuto malato. Un gruppo di ricercatori del Weizmann Institute of Science di Rehovot in Israele e dell’Istituto scientifico Universitario San Raffaele di Milano ha osservato le loro potenzialità curative sui topi con uno studio, pubblicato oggi sulla rivista scientifica internazionale Plos Medicine, che apre nuove speranze per la cura delle lesioni del midollo spinale. Al momento, infatti, non esistono terapie specifiche per i traumi midollari – che viaggiano al ritmo di 130 mila nuovi casi l’anno nel mondo, dove si contano attualmente circa 2.5 milioni di persone con lesione midollare – anche se un intervento chirurgico immediato (nelle prime 72 ore dal trauma), teso a ridurre la frattura vertebrale associata alla lesione, può essere di parziale beneficio.



I ricercatori del Weizman Institute e del San Raffaele, dopo aver indotto sperimentalmente lesioni traumatiche nel midollo spinale di topi, hanno verificato che i macrofagi del sangue, globuli bianchi normalmente deputati a combattere le infezioni, svolgono anche funzioni protettive finora poco conosciute. Una proprietà che invece non posseggono i macrofagi residenti perennemente nel sistema nervoso (la microglia). Nelle cellule che provengono dal sangue, gli scienziati hanno anche individuato un particolare sottotipo in grado di svolgere tale azione benefica attraverso il rilascio di una potente sostanza anti-infiammatoria denominata interleuchina 10.
Per verificare la tesi, i ricercatori hanno usato un topo-chimera in cui i macrofagi del sangue erano stati preventivamente ‘colorati di verde’ per poi essere individuati una volta trapiantati nei topi malati. Con questo stratagemma si è potuto scoprire che gli animali trapiantati recuperavano più in fretta le funzioni motorie perse a causa della lesione. L’iniezione delle cellule è però risultata efficace solo se eseguita nelle fasi immediatamente successive al trauma, quando l’infiammazione è attiva nel midollo spinale. In condizioni di scarsa infiammazione queste cellule non hanno mostrato alcuna capacità di riparazione. I macrofagi producono non solo una riparazione diretta del danno, limitando l’infiammazione, ma influenzano anche le capacità autoriparative del tessuto malato in cui si integrano. L’azione dei globuli trapiantati, in pratica, favorisce l’attivazione delle cellule dell’animale malato che, moltiplicandosi, possono contribuire alla riparazione del danno, inibendo la cicatrizzazione e la formazione della cavità cistica. Lo studio, spiegano i ricercatori in una nota, conferma il ruolo strategico di alcune sottopopolazioni cellulari del sistema immunitario nell”aggiustare’ danni ingenti al sistema nervoso e ne suggerisce l’utilizzo come strumenti terapeutici per limitare i danni provocati da importanti traumi midollari. Non solo: la nuova via terapeutica basata sulla stimolazione piuttosto che sull’inibizione del sistema immunitario, potrebbe – ipotizzano gli scienziati – risultare in futuro efficace anche per disturbi cronici neurodegenerativi come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.



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