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Il fumo passivo, provato, aumenta e aggrava casi di steatosi epatica

Il fumo fa male. Causa cancro ai polmoni, malattie cardiovascolari e altre patologie. Fa male non solo a chi fuma, ma anche a chi, suo malgrado, deve respirare quello degli altri.
Tra i diversi rischi a cui si va incontro se si respira il fumo passivo, oggi si aggiunge anche la steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Questa patologia è caratterizzata da un accumulo di grasso nelle cellule del fegato. Di norma il grasso rappresenta meno del 5% del peso totale del fegato; quando questa percentuale è più alta, allora si parla di steatosi.

Lo studio è stato condotto sui topi che sono stati esposti per un anno al fumo di sigaretta per poi osservare l’accumulo di grasso nel fegato e infine rilevare il possibile sviluppo della steatosi, con conseguenti disfunzioni epatiche.


I ricercatori dell’Università della California, Riverside, si sono concentrati su due regolatori chiave dei grassi nel fegato che si trovano anche in numerose cellule umane: lo SREBP (sterol regulatory element-binding protein) e l’AMPK (adenosine monophosphate kinase) che, rispettivamente stimolano la sintesi degli acidi grassi nel fegato e attivano o spengono questa attività.
Nella fattispecie, gli scienziati coordinati dalla dr.ssa Manuela Martins-Green, hanno scoperto che l’esposizione al fumo passivo inibisce l’attività dell’AMPK che a sua volta provoca un aumento dell’attività SREBP. Più questi è attivo, più grassi vengono sintetizzati. Il risultato è una steatosi epatica indotta dal fumo passivo.
Commentando i risultati, la dr.ssa Martins-Green da dichiarato: «Il nostro studio fornisce convincenti prove sperimentali a sostegno che l’esposizione al fumo di tabacco svolge un ruolo importante nello sviluppo di steatosi epatica non alcolica».
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Journal of Hepatology”.

La Stampa

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