Patologie cardiache: un amminoac…

Un molecola "sentinella" …

Emorragia subaracnoidea, fumo e …

Il fumo, la pressione alt…

Sindrome da deficit di attenzion…

La sindrome da deficit di…

Ansia: scoperta una sostanza dir…

[caption id="attachment_6…

Uso delle cellule staminali per …

Nel campo della Medicina …

Longevità: sono i telomeri a det…

Una  ricerca sul diamante…

Giuseppe Mele, presidente della …

I genitori di oggi guarda…

Scienziati mettono in guardia da…

Nuove scoperte fatte da u…

Fare rete per fare innovazione n…

Giovedì 22 settembre, per…

TBC: vicini alla realizzazione d…

Scoperto un nuovo po…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Cancro ai polmoni: smettere di fumare dimezza le piu’ nefaste delle diagnosi

Per smettere di fumare non è mai troppo tardi: lo dimostra una ricerca condotta dagli studiosi inglesi dell’University of Birmingham College of Medicine and Dentistry e pubblicata sul British Medical Journal secondo cui dire addio alle sigarette dopo una diagnosi di tumore ai polmoni raddoppia le chances di sopravvivenza alla malattia.
Prima di questo studio non era ben chiaro quanto fosse determinante per il decorso del cancro ai polmoni smettere di fumare. Gli esperti hanno incrociato i dati di 10 ricerche precedenti, tutte di carattere “osservativo”, da cui è emerso che solo il 29-33% dei pazienti a cui la patologia era stata diagnosticata per tempo, ma che avevano continuato con il vizio delle sigarette, sopravvivevano per cinque anni, a fronte del 63-70% dei fumatori che invece avevano rinunciato alle “bionde” una volta venuti a conoscenza della diagnosi.

La più alta aspettativa di vita, precisano i ricercatori, sembra dipendere da una minore incidenza di recidive, e non dal miglioramento delle condizioni del sistema cardiovascolare, che comunque ne trae beneficio. Diagnosticare la malattia in tempo resta, in ogni caso, un elemento fondamentale: “A chi è affetto da tumore ai polmoni e decide di smettere di fumare, purtroppo, non è offerto supporto in maniera sistematica – afferma Amanda Parsons, coordinatrice dello studio – ed è un peccato, perché potrebbe trattarsi di un’ottima strategia per allungare le aspettative di sopravvivenza in caso di diagnosi tempestiva della patologia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: