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I trapianti senza trasfusione negli USA registrano ottimi successi

La strada verso trapianti d’organo senza la necessità di trasfusioni sembra sempre meno difficile da percorrere e anche se i medici disposti a sperimentare questo complicato tipo di intervento non sono molti i tentavi riusciti sono sempre più numerosi. globuliUltimo in ordine di tempo il trapianto di polmone eseguito dal team di Scott Scheinin, chirurgo cinquantaduenne dell’Ospedale Metodista di Houston (Usa), su Rebecca Tomczak, paziente affetta da sarcoidosi, una malattia dalle cause sconosciute che porta a irreversibili danni polmonari.

Secondo i medici la donna, contraria alle trasfusioni perché Testimone di Geova, aveva una probabilità del 50% di sopravvivere per un altro anno senza un trapianto. Dopo accertamenti che hanno permesso di stabilire quanto fosse urgente il suo caso, quali fossero le sue probabilità di sopravvivere all’intervento e l’assenza di complicazioni che avrebbero potuto causare gravi sanguinamenti durante l’operazione, i medici hanno deciso che sarebbe stata proprio lei a ricevere il polmone donato da una ventiquattrenne del New Mexico deceduta per cause sconosciute.

La procedura. Dato che la paziente ha acconsentito ad essere sottoposta alle procedure permesse dalla sua religione – che lascia liberi i fedeli di decidere se ricevere alcune componenti del sangue, come i fattori di coagulazione estratti dal plasma – prima dell’intervento i medici le hanno somministrato ferro e un farmaco che stimola la produzione di globuli rossi. Per evitare sprechi di sangue prezioso, le analisi di laboratorio sono state limitate al minimo indispensabile. Durante l’operazione il sangue della donna è stato trattato in modo da recuperare i globuli rossi, che sono stati poi diluiti in soluzione salina e trasfusi nuovamente nella paziente attraverso la vena giugulare. Inoltre all’inizio dell’intervento i medici hanno prelevato una unità di sangue, sostituendola con della soluzione salina per mantenere costante la pressione sanguigna e diluire l’emoglobina in modo da ridurre le conseguenze di eventuali perdite di sangue. Al termine del trapianto il sangue prelevato è stato trasfuso nuovamente nella paziente.

Il risultato. L’intervento ha avuto qualche complicazione, indipendente, però, dall’assenza di trasfusioni: un’infezione – che è stata trattata con dei semplici antibiotici – e la produzione di anticorpi – affrontata con la somministrazione di immunoglobuline. Si tratta, quindi, di un successo, che si aggiunge agli altri raggiunti negli ultimi 3 anni nello stesso ospedale, dove già altri 10 pazienti sono stati sottoposti a trapianti senza trasfusione. Due di questi hanno addirittura ricevuto un doppio trapianto di polmone, ma nessuno ha dovuto avere a che fare con problemi causati da emorragie o anemia post operatoria.

I rischi delle trasfusioni e il risparmio economico. Scheinin non è l’unico medico a pensare che sia necessario mettere a punto metodiche che evitino il ricorso a trasfusioni anche durante interventi complicati come un trapianto di polmone. Un numero sempre maggiore di ricerche sta infatti evidenziando i rischi associati a queste procedure, che quando possibile dovrebbero essere evitate non solo per motivi religiosi, ma anche perché in 1 caso su 400 portano a problemi come reazioni allergiche o gravi infezioni. Non solo, evitare le trasfusioni ridurrebbe del 30% il costo di ogni trapianto.

Il primo trapianto di polmone senza trasfusioni risale al 1996. L’approccio utilizzato da Scheinin, originariamente battezzato “medicina senza sangue”, è ora noto come “Patient Blood Management”.

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