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Radioterapia: GPS in 4D in grado di localizzare i tessuti malati colpendoli, senza scalfire tessuti sani

Un “gps” in 4D che localizza ogni spostamento del tumore, quando si respira, quando ci si muove. Rende la radioterapia più precisa, efficace, preservando i tessuti sani e colpendo solo quelli malati. 4d_radioLa battaglia contro il cancro si arricchisce ogni giorno di strumenti sempre più sofisticati. Molti arrivano dal campo dell’imaging, come quelli che permettono di scattare una “fotografia” della massa tumorale e riconoscerne i movimenti durante il trattamento. E si alleano con metodiche raffinate come la radiochirurgia stereotassica, un vero “bisturi” di atomi che utilizza alte dosi di energia solo nei punti “caldi” del cancro, con meno sedute e il vantaggio in tutti i casi più delicati, prostata, cervello, polmoni, stomaco, intestino, midollo spinale, di evitare il “bisturi” vero e i suoi segni. Un alto tasso di tecnologia contro i tumori, quindi, con “sviluppi che fino a pochi anni fa erano impensabili”, spiega PierCarlo Gentile, direttore medico del Centro di Radioterapia ad Alta Specializzazione UPMC San Pietro FBF di Roma. “La Radioterapia Oncologica è caratterizzata da una repentina evoluzione da un punto di vista tecnologico – afferma Gentile -. Sono state introdotte tecniche come la IMRT, la Rapid Arc e la Radioterapia/Radiochirurgia stereotassica che ci permettono diraggiungere dosi molto più elevate e di somministrarle con una maggiore accuratezza, riducendo così la frequenza dei possibili effetti collaterali”.

Il tumore in 3D – Ottimizzazione dei risultati e economizzazione dei tempi.  Il tumore viene trattato con maggiore precisione e servono meno sedute. “Con le nuove tecnologie riduciamo significativamente i tempi – continua Gentile-, sia quello complessivo del ciclo di terapia, avendo la possibilità di ‘concentrare’ la dose in meno sedute, sia quello delle singole sedute che richiedono generalmente non più di 15-20 minuti”. L’innovazione che ha reso possibile tutto questo si chiama radiochirurgia stereotassica,  ”una tecnica caratterizzata dal utilizzo di elevate dosi per frazione erogate su volumi contenuti, individuati mediante sofisticati sistemi di localizzazione del bersaglio nelle tre dimensioni e sfruttando un alto gradiente di dose, cioè una riduzione repentina della dose stessa, che si crea tra il tumore e gli organi sani circostanti, così da salvaguardare questi ultimi”, spiega ancora Gentile, chiamato alla guida dall’inizio di quest’anno della nuova struttura nata a Roma dalla partnership tra lo University of Pittsburgh Medical Center e l’ Ospedale San Pietro Fatebenefratelli. I vantaggi? “L’efficacia, che si può paragonare a quella che si otterrebbe con un’asportazione chirurgica della malattia – sottolinea il medico – , senza però il disagio legato a tali manovre invasive e, in secondo luogo, la brevità del trattamento che si risolve in una sola seduta”.
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A questi si aggiunge il vantaggio di “disegnare” il fascio di energia e farlo guidare da un modello su misura del tumore da trattare. Si chiama Radioterapia immagine-guidata (Image-Guided Radio Therapy,  IGRT) ed è resa possibile da un’elaborazione computerizzata di tutto il volume del tumore da trattare. Si tratta di un’alleanza terapeutica che ha bisogno di professionalità con competenze sempre più elevate e investimenti difficili da sostenere, che rappresentano una barriera tra il paziente e l’accesso alle nuove cure del cancro. “Nello stato attuale di di crisi economica che coinvolge anche la sanità, la collaborazione tra organizzazioni private – afferma il direttore medico di Upmc San Pietro FBF – e strutture che fanno parte del sistema sanitario nazionale permette a quanti necessitano di terapie avanzate di usufruirne senza doversi per forza spostare verso regioni più ricche, come accade dal Sud Italia al Nord, con un risparmio economico duplice, per lo Stato e per il singolo, e soprattutto evitando lo stress derivante dai cosiddetti ‘viaggi della speranza’ che allontanano i pazienti – conclude Gentile – dalle proprie case e dalle proprie famiglie in un momento già emotivamente delicato”.

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