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Sativex, cannabis terapeutica, arriva in Sardegna

Il “Sativex” disponibile in Sardegna da un mese. Elena Mamusa, neurologa del Centro per la diagnosi e la cura della sclerosi multipla al Binaghi: «Si tratta di un farmaco sintomatico».

Non più (soltanto) stupefacente. La cannabis, anche in Sardegna, fa il suo ingresso nel campo terapeutico: in particolare nel trattamento della spasticità muscolare che colpisce una buona parte dei pazienti affetti da sclerosi multipla, malattia a carico del sistema nervoso centrale che vede la Sardegna come zona ad alto rischio nel mondo. Ebbene: i medici hanno un alleato in più da usare per combattere uno dei sintomi più frequenti della malattia nei pazienti che hanno già assunto altri trattamenti ma senza beneficio.  Il farmaco si chiama “Sativex” ed è uno spray orale formulato con due estratti derivati dalla pianta. Nell’isola è disponibile da un mese, dopo un iter burocratico piuttosto travagliato, seppure la legislazione nazionale avesse già da tempo ammesso l’uso dei cannabinoidi a scopo terapeutico.
«Si tratta di un farmaco esclusivamente sintomatico», puntualizza Elena Mamusa, neurologa del Centro per la diagnosi e la cura della sclerosi multipla diretto dalla professoressa Maria Giovanna Marrosu, con sede all’ospedale Binaghi. Una precisazione importante per sgomberare il campo dagli equivoci e non dare false speranze agli ammalati: al momento i ricercatori non ritengono che la cannabis possa agire in sostituzione ai farmaci usati per curare (ma non guarire) la malattia, seppure in altre parti del mondo (in Israele, ad esempio) ci siano studi in corso per verificare le altre potenzialità delle sostanze contenute nella cannabis. Ma di ufficiale oggi c’è solo che la prescrizione del Sativex è stata autorizzata con una finalità ben precisa: dare sollievo a quei pazienti affetti dalla rigidità muscolare che può rendere molto problematici i movimenti e causare spasmi dolorosi.

«Il Sativex agisce su un sintomo della malattia e nello specifico la spasticità», ribadisce la neurologa. «Non è un sostituto dell’interferone, che è invece un farmaco preventivo: previene le ricadute e i nuovi attacchi alla mielina». La mielina è quella sostanza che riveste i nervi: nella sclerosi multipla, per motivi non ancora del tutto chiari, essa viene distrutta e ciò causa, nel midollo o nell’encefalo o in entrambi, delle cicatrici chiamate placche, disturbo infiammatorio cronico del sistema nervoso centrale.
In Sardegna, la zona considerata a più alto rischio è il Sulcis Iglesiente, al centro di un recente studio da parte di medici e ricercatori del Centro sclerosi multipla insieme alla Divisione neurologica del Brotzu, al Dipartimento di salute pubblica dell’Università di Cagliari e quello di Epidemiologia e statistica medica dell’Università di Pavia. Risultano colpite 210,4 persone (soprattutto donne) su 100 mila abitanti. Tasso di prevalenza ben più elevato rispetto a quello della Sardegna centrale e del Nord Ovest che contano, rispettivamente, 157 e 102 ammalati su una base sempre di 100 mila abitanti.

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