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Vendita sigarette elettroniche: mercato selvaggio, salute a rischio

L’efficacia delle sigarette elettroniche per aiutare i fumatori a smettere non e’ dimostrata scientificamente, inoltre recenti dati provenienti dal Giappone hanno evidenziato che durante il loro funzionamento alcune di queste sigarette possono generare composti carbonilici dannosi alla salute.


Si discute di fumo e di sigarette elettroniche, durante la seconda e ultima giornata del 17mo Congresso Nazionale sulle Malattie Respiratorie ”Asma Bronchiale e BPCO: nuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie”, a Verona, organizzato da Roberto W. Dal Negro, Responsabile del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia respiratoria. Trecento gli specialisti intervenuti durante il congresso, provenienti da tutta Italia.e-cig ”Ci si pongono chiari quesiti – spiega Dal Negro – se la sigaretta elettronica sia ‘sicura’ (e quindi non danneggi la salute) e serva effettivamente come aiuto per smettere di fumare. I dati presentati al congresso dimostrano che non sia possibile dare risposte certe. Non c’e’ nessuna garanzia sull’efficacia. Le sigarette elettroniche sono prodotti che utilizzano una cartuccia contenente sostanze chimiche e (non sempre ma nella maggior parte dei casi) anche nicotina. Il funzionamento prevede il riscaldamento (per mezzo di un dispositivo alimentato da una batteria ricaricabile) e la successiva produzione di vapore che viene inalato dal consumatore”. Cosi’, l’efficacia delle sigarette elettroniche per aiutare i fumatori a smettere non e’ dimostrata scientificamente: a tutt’ oggi nessuno studio clinico sufficientemente ampio e’ stato realizzato con questo scopo. Non e’ un caso che negli USA sia illegale pubblicizzare le sigarette elettroniche come aiuto per smettere. Inoltre, per quel che concerne la sicurezza, recenti dati provenienti dal Giappone hanno evidenziato che durante il loro funzionamento alcune di queste sigarette possono generare composti carbonilici dannosi alla salute (aldeidi, acroleina…), mentre negli USA la Food and Drug Administration gia’ nel 2009 ha rilevato glicole dietilenico, nitrosamine, impurita’ tabacco-specifiche. ”Se fossi un consumatore di sigarette elettroniche, mi preoccuperebbe maggiormente la mancanza di sicurezza e trasparenza sui contenuti del prodotto.

E’ una incertezza che nasce da un mercato ‘selvaggio’, non regolato – spiega Stefano Nardini, Professore della Facolta’ di Economia dell’Universita’ di Verona – ad oggi risulta impossibile definire le sigarette elettroniche per il loro contenuto: il fabbricante non e’ tenuto a dire come la stessa sia costituita. Non c’e’ standardizzazione, ne’ regolamentazione, ne’, di conseguenza, controllo. E pertanto non puo’ esistere una certezza sull’assenza di tossicita’, o sulla efficacia per smettere di fumare. Anche se e’ verosimile che la sigaretta elettronica faccia meno male rispetto alle sigarette normali, ancora non esistono prove certe, men che meno sulla dannosita’ nel lungo periodo”. Parlando piu’ in generale di abitudine al fumo, e’ stato sottolineato che nella maggior parte dei casi e’ una vera e propria dipendenza, alla origine della quale sono sia la assunzione di nicotina (potente droga per il sistema nervoso centrale) sia dinamiche sociali.

Oggi in Italia fuma il 21% della popolazione, poco meno di 11 milioni di persone, dei quali il 26 % dei maschi e il 16 % circa delle femmine. L’ eta’ media di inizio fumo e’ 17,7 anni ma circa il 14% dei fumatori inizia prima dei 15 anni. Iniziare a fumare molto giovani non solo danneggia i polmoni (che vedono parzialmente compromesso il loro sviluppo) ma anche il cervello.

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