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Obesità: non è un disturbo legato solo ad un disordine alimentare

L’alimentazione non sarebbe l’unico fattore scatenante l’obesità, ma un ruolo importante chiave è svolto dal meccanismo di espansione cellulare quando si è sedentari. Gli scienziati mostrano che per ingrassare non c’è bisogno di mangiare tanto, ma più spesso è una questione di stile di vita

Il sovrappeso e l’obesità non dipendono soltanto da cosa e quanto si mangia, ma anche dallo stile di vita.

Che si tratti di obesità o sovrappeso, il primo provvedimento che si prende è quello di cambiare dieta, o ridurre la quantità di cibo che si assume. Tale accorgimento, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente: sarebbe infatti il meccanismo di accumulo di grasso nel corpo a livello cellulare a fare la differenza. Così, per lo meno, la pensano alcuni ricercatori israeliani: i professori Amit Gefen, Natan Shaked e la dottoressa Naama Shoham del Dipartimento di Ingegneria Biomedica dell’Università di Tel Aviv, che hanno condotto uno studio in collaborazione con la prof.ssa Dafna Benayahu del TAU’s Department of Cell and Developmental Biology.

cellule adipe

cellule adipe

Per comprendere meglio il meccanismo che si insatura nei pazienti affetti da obesità hanno scelto di utilizzare il livello più elevato di tecnologia esistente al fine di analizzare l’accumulo di grasso a livello cellulare.
«Volevamo scoprire perché una vita sedentaria provoca obesità, piuttosto che passare tempo a mangiare tanti hamburger – afferma il professor Amit Gefen dal dipartimento di ingegneria biomedica dell’Università di Tel Aviv – Abbiamo scoperto che le cellule di grasso esposte a forte pressione cronica (come quella che avviene nei glutei quando si è seduti) sperimentano una crescita accelerata delle goccioline lipidiche, che sono molecole che trasportano i grassi».

Contrariamente al tessuto muscolare e osseo, che diviene meccanicamente più debole in seguito a un disuso, i depositi di grasso in tali condizioni si espandono fino al 50%. Questa, secondo i ricercatori è una scoperta notevole; la ricerca ha dimostrato che una volta accumulate le goccioline lipidiche, la struttura di una cellula e la sua meccanica cambiano drasticamente.
Utilizzando un potentissimo microscopio “a forza atomica” (AFM) e tecnologie correlate, gli scienziati sono riusciti a osservare la composizione del materiale della cellula di grasso e la sua trasformazione: quando si espande, diviene rigida.
E’ proprio tale rigidità la diretta responsabile dell’alterazione dell’ambiente cellulare delle circostanti cellule che si deformano fisicamente, spingendole a modificare sia la propria forma che la composizione.

«Quando guadagnano massa e cambiano la loro composizione, le cellule espandendosi deformano quelle limitrofe, costringendole a modificarsi e ampliarsi», spiegano i ricercatori.
Ciò significa che il ruolo chiave dell’obesità non può essere attribuibile esclusivamente a ciò che si mangia, ma soprattutto allo stile di vita che si conduce. In particolare questo può accadere nelle persone molto pigre, che stanno molte ore sedute – magari alla davanti alla tv – che aumentano notevolmente sulle natiche il carico sostenuto.
«Se comprendiamo l’eziologia dell’ingrassare, di come le cellule nei tessuti grassi sintetizzano i componenti nutrizionali in un determinato ambiente meccanico carico, allora possiamo pensare a diverse soluzioni pratiche per l’obesità – spiega il prof. Gefen – Se si può imparare a controllare l’ambiente meccanico delle cellule, è quindi possibile determinare come modulare le cellule di grasso a produrre meno grassi».
Il team è ora impegnato nella ricerca di una piattaforma nuova in grado di sviluppare tecnologie che prevengano – o addirittura intervengano – sull’aumento di grasso.

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