Polline: 1,2 milioni di bambini …

In Italia, tra marzo e a…

Cancro al seno e obesita': scope…

Un comune "mantra" che ci…

Barbecue non proprio 'salubre': …

[caption id="attachment_7…

Sistema immunitario e nanopartic…

La nanotecnologia è un'in…

Linagliptin compresse ottiene pa…

La nuova indicazione pr…

Protesi PIP e Codacons: per il T…

"Il Tar del Lazio, con un…

Dal Nilo, sulle mummie, la stori…

Già 1500 anni fa, le prat…

La corretta interpretazione dell…

E' stata considerata inut…

Quale futuro per il nostro Servi…

CEIS, Il Sole 24 Ore Sani…

Tumori del seno: TAZ, un gene ch…

Si chiama TAZ ed è il gen…

«
»
TwitterFacebookPinterestGoogle+

Per chi ha avuto un evento di infarto o ictus “LA PAURA FA 70”

Mantenere i livelli di colesterolo cattivo (LDL) inferiore a 70 mg/dl riduce nei pazienti il rischio di nuovi eventi cardiovascolari.

L’impiego di evolocumab, inibitore del PCSK9, è efficace quando le terapie di base non permettono di raggiungere valori raccomandati dalle linee guida internazionali. 

Milano, dicembre 2018 – Livelli eccessivi di colesterolo cattivo (LDL) possono innescare il processo di aterosclerosi (ispessimento e ostruzioni delle arterie) causando nel tempo la formazione di vere e proprie placche che ostacolano il flusso del sangue fino a bloccarlo del tutto. In base a dove si sviluppano, queste ostruzioni possono causare infarto o ictus1

Chi ha avuto un evento cardiovascolare, ha un rischio maggiore di incorrere in uno o più eventi successivi, se il livello di colesterolo non rimane sotto un determinato livello.

Le linee guida internazionali2 fissano questo livello (ndr “target”) a 70mg/dl, che deve essere raggiunto con l’impiego delle statine e, se necessario, aggiungendo alla statina una terapia non statinica (come l’ezetimibe).


Non tutti i pazienti raggiungono però i risultati raccomandati con le terapie tradizionali. L’ipercolesterolemia (livelli di colesterolo cattivo LDL oltre i parametri raccomandati) che ne può derivare rappresenta quindi un fattore di rischio importante.

In questi casi, un aiuto efficace è rappresentato dall’impiego di una nuova classe di farmaci, gli inibitori di PCSK9, tra cui evolocumab.

Riuscire a mantenere un livello di colesterolo <70mg/d è un obiettivo fondamentale; se le terapie tradizionali non funzionano o funzionano in parte, non deve esserci rassegnazione da parte del paziente o del medico. Recentemente si sono resi disponibili gli inibitori di PCSK9, farmaci innovativi che si somministrano per via sottocutanea ogni 15 giorni. Il loro impiego si è dimostrato efficace nel ridurre i livelli di colesterolo cattivo, oltre ad avere un ottimo profilo di sicurezza. – Afferma Pasquale Perrone Filardi Presidente eletto SIC (Società Italiana di Cardiologia), Direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Università “Federico II” di Napoli, a margine del Congresso Nazionale conclusosi oggi – Inoltre recenti studi hanno evidenziato come il ricorso a questi farmaci riduca l’incidenza di eventi cardiovascolari importanti come l’ictus e l’infarto.”

Grazie alla disponibilità degli inibitori di PCKS9, oggi è possibile intervenire con piani terapeutici integrati che lo specialista dovrebbe sempre valutare ogni qualvolta il quadro clinico lo richieda.

Riferimenti bibliografici

  1. http://www.epicentro.iss.it/problemi/colesterolo/colesterolo.asp
  2. Linee guida dell’American Heart Association (AHA) e dell’American College of Cardiology (ACC) 

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami

Archivi