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Sarà di grafene un sensore di DNA contro il cancro

grafene

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( Panorama )Scoperto quattro anni fa, il grafene è un materiale ultrasottile, spesso un solo atomo di carbonio, che ha già mostrato di possedere numerose potenzialità, ora notevolmente ampliate dagli studi in corso presso la Kansas State University, dove un gruppo di ricercatori coordinati da Vikas Berry, professore di ingegneria chimica, sta collaborando con scienziati della Harvard Medical School per mettere a punto con il materiale in questione un sensore elettrico di Dna, differente dalla maggior parte di dispositivi simili, che sono invece di tipo ottico. La caratteristica più significativa del grafene, che gli studiosi sono in grado di osservare e manipolare servendosi di un microscopio a forza atomica, è rappresentata dal fatto che gli elettroni possono scorrervi senza interruzioni a velocità prossime a quelle della luce e a temperatura ambiente (mentre normalmente per mettere in moto un processo del genere sarebbero necessarie temperature prossime allo zero Kelvin, vale a dire circa 450 gradi al di sotto dello zero Fahrenheit). Velocità che tuttavia si modifica se gli elettroni stessi vengono a contatto con il Dna. Questa variazione può essere rilevata esattamente misurando la conduttività elettrica, e gli studiosi ritengono che in tal modo sarà possibile riconoscere le cellule tumorali nel sangue.


Unendo ulteriormente due ambiti della ricerca finora per lo più isolati, come la scienza dei materiali e la biologia, secondo Berry si dischiuderanno orizzonti scientifici che egli non esita a definire immensi e che vanno oltre l’impiego del grafene allo stato puro, grazie alla scoperta, avvenuta usando dapprima un tipo di batterio comunemente presente nel riso, che esso rimane vivo per 12 ore se avvolto in anticorpi legati a questo materiale. Ricorrendo pertanto a un batterio capace di produrre elettroni, come il Geobacter, una volta racchiuso nel grafene esso potrà generare elettricità, alimentando batterie ad alta capacità.

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